Verona, il vescovo scomunica l'ex parroco Giuliano Costalunga dopo il funerale celebrato
L’ex parroco Giuliano Costalunga è stato scomunicato dalla Diocesi di Verona dopo un funerale celebrato nel Veronese. Il sacerdote, che anni fa lasciò la Chiesa cattolica per sposare il compagno, parla di “mobbing sociale”.
La Diocesi di Verona ha disposto la scomunica per Giuliano Costalunga, ex parroco di Selva di Progno, dopo la celebrazione di un funerale avvenuta il 26 aprile nella casa funeraria Arena di Caldiero. La decisione è stata comunicata attraverso una circolare inviata a tutte le parrocchie del territorio e letta ai fedeli durante le funzioni religiose.
Costalunga era già stato dimesso dallo stato clericale nel dicembre 2018, dopo aver lasciato il Veneto per trasferirsi a Gran Canaria insieme al compagno Paolo, che poi aveva sposato. La vicenda aveva avuto grande eco nella provincia veronese, soprattutto nel piccolo centro di Selva di Progno, dove il sacerdote aveva guidato la comunità parrocchiale.
Dopo diversi anni trascorsi all’estero, l’ex sacerdote è rientrato in Italia. A Campiano, nel Veronese, ha avviato una comunità legata alla Chiesa Vetero Cattolica Riformata, chiamata “Bethlehem, La Casa del Pane”. Il progetto è stato inaugurato il 13 aprile scorso, in occasione del trentesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale.
Secondo quanto riportato nella comunicazione firmata dal vescovo Domenico Pompili, Costalunga avrebbe aderito a una Chiesa “non in comunione con la Chiesa cattolica romana”, circostanza che avrebbe determinato la scomunica automatica prevista dal diritto canonico per il reato di scisma. Nella stessa nota, la Diocesi invita i fedeli a non partecipare a celebrazioni officiate dall’ex parroco e a non richiedergli sacramenti o funzioni religiose.
La celebrazione funebre che ha provocato la reazione della Curia riguardava Giancarlo Pellicari, 65 anni. Alla cerimonia, secondo quanto riferito, erano presenti circa cento persone tra amici e familiari del defunto.
Costalunga ha replicato duramente al provvedimento ecclesiastico. L’ex parroco definisce la decisione della Diocesi una forma di “mobbing sociale” e sostiene di voler continuare il proprio percorso pastorale accanto a persone che, a suo dire, non trovano spazio nella Chiesa cattolica tradizionale.
L’ex sacerdote ribadisce inoltre di non aver mai chiesto la riduzione allo stato laicale. Secondo la sua versione, il provvedimento sarebbe stato disposto direttamente dalle autorità vaticane nel 2019. Costalunga sostiene anche che il sacramento dell’ordine sacerdotale resti valido e che il cambio di appartenenza ecclesiale non possa impedirgli di continuare il ministero.
Nelle ultime ore è intervenuta anche la Chiesa Vetero Cattolica Riformata, che ha espresso pubblicamente sostegno a Costalunga. In una nota, il movimento religioso contrappone il modello di una Chiesa fondata su gerarchie e norme a quello di una comunità raccolta attorno al Vangelo e all’eucaristia, rivendicando una visione ecumenica e aperta.
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