Uno Bianca, il suicidio di Pietro Gugliotta riapre i misteri sulla banda e sulle nuove indagini

Pietro Gugliotta, ex poliziotto legato alla Banda della Uno Bianca, si è tolto la vita a Pordenone dopo anni segnati dalla paura del passato. Una telefonata urgente mai chiarita riapre dubbi e interrogativi sul suo ultimo periodo.

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La morte di Pietro Gugliotta, ex agente della Questura di Bologna coinvolto nelle attività della Banda della Uno Bianca, aggiunge nuovi interrogativi a una delle vicende criminali più gravi della storia italiana recente. L’uomo si è suicidato lo scorso gennaio nella sua abitazione di Colle d’Arba, in provincia di Pordenone, dopo anni trascorsi lontano dai riflettori ma segnati dal peso costante del passato.

Il suo nome era finito nell’inchiesta sulla banda guidata dai fratelli Savi, responsabile tra il 1987 e il 1994 di rapine, omicidi e assalti armati tra Emilia-Romagna e Marche. Il gruppo lasciò dietro di sé 23 vittime e oltre cento feriti. Gugliotta entrò in contatto con Roberto Savi attraverso una passione condivisa per il mare e le immersioni subacquee. Da quel rapporto nacque poi il coinvolgimento nelle rapine compiute tra Rimini, Modena e Bologna.

Dopo l’arresto arrivò una condanna a 20 anni di carcere. Ne scontò 14, gran parte dei quali in isolamento per motivi di sicurezza legati alla sua precedente attività nelle forze dell’ordine. Una volta uscito dal carcere della Dozza nel 2008, cercò di ricostruirsi una vita lontano dall’Emilia-Romagna, ma secondo chi gli era vicino non riuscì mai davvero a liberarsi dalla paura di essere riconosciuto e identificato come “il poliziotto della Uno Bianca”.

L’avvocata Stefania Mannino, che lo seguì per anni, ha raccontato di un uomo tormentato e convinto che il proprio passato potesse tornare a travolgerlo in qualsiasi momento. Negli ultimi mesi, oltre alle difficoltà psicologiche, erano emersi anche problemi economici. Nell’autunno del 2024 il blocco della pensione, collegato ai risarcimenti destinati alle vittime, aveva aggravato il suo stato di tensione. La situazione si era poi sbloccata con una trattenuta mensile pari a un quinto dell’assegno.

A riaccendere ansie e timori sarebbero state anche le recenti dichiarazioni televisive di Roberto Savi dal carcere. L’ex capo della banda aveva accusato pubblicamente il fratello Fabio, definendolo “infame”, riportando l’attenzione mediatica sul gruppo criminale dopo decenni di silenzio. Gugliotta avrebbe vissuto quelle uscite pubbliche con forte preoccupazione, temendo possibili conseguenze anche per la moglie Anna, rimastagli accanto durante gli anni più difficili.

Nel piccolo centro friulano dove viveva, la ristrutturazione della casa sembrava aver segnato l’inizio di una fase più tranquilla. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni circolate in paese, l’ex agente sarebbe stato inquieto anche per la nuova inchiesta aperta dalla Procura di Bologna sui punti ancora oscuri legati alla Uno Bianca.

Resta poi un dettaglio che continua ad alimentare dubbi. Pochi giorni prima del suicidio, Gugliotta avrebbe telefonato con urgenza alla sua legale chiedendo un incontro immediato. Quel colloquio, però, non avvenne mai. Un episodio che lascia aperta la possibilità che l’ex poliziotto custodisse informazioni o paure diventate ormai impossibili da sostenere.

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