Violentata a 17 anni in casa a Venezia, arrestato il coinquilino davanti al bambino di 3 mesi

Una ragazza bengalese di 17 anni è stata violentata nel suo appartamento a Venezia, mentre il compagno era fuori casa e il figlio di tre mesi era nella stessa stanza. La giovane ha denunciato il fatto ai carabinieri, che hanno avviato le indagini e l’hanno accompagnata al Pronto soccorso per gli accertamenti del caso.

Venezia
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Una ragazza bengalese di 17 anni è stata vittima di violenza sessuale nel suo appartamento nel comune di Venezia, mentre il compagno era assente e il figlio di tre mesi era presente nella stessa abitazione. La giovane, ancora minorenne, ha contattato direttamente i carabinieri del capoluogo lagunare per raccontare quanto accaduto, poi si è recata al Pronto soccorso per gli accertamenti medici previsti in questi casi.

I militari, dopo aver ricevuto la segnalazione, hanno avviato le indagini ricostruendo i movimenti della sera in cui si è consumato il fatto. Il sospettato è il coinquilino della coppia, che secondo le prime informazioni si trovava nell’appartamento in occasione dell’assenza del compagno della giovane. La presenza del bambino di tre mesi nella casa ha reso particolarmente grave la situazione, che gli inquirenti stanno analizzando con estrema attenzione.

Al termine degli accertamenti tecnici e delle dichiarazioni raccolte, i carabinieri disporranno dell’eventuale denuncia all’autorità giudiziaria, mantenendo nel frattempo il massimo riserbo vista la delicatezza del caso. La vittima, così come il compagno e il presunto aggressore, risulta di nazionalità bengalese, dato che ha acceso un acceso dibattito politico nella città, alle prese con le prossime elezioni comunali per la scelta del nuovo sindaco.

Il caso è stato subito strumentalizzato da alcuni esponenti politici, in particolare dal fronte della Lega: l’europarlamentare Anna Cisint, già sindaca di Monfalcone, ha parlato di «altra vittima della violenza dell’Islam radicale», collegando l’episodio a quanto si sarebbe verificato in passato a Monfalcone. La stessa parlamentare ha anche criticato il sistema delle ospitalità e ha fatto riferimento a una presunta pratica di «sposa bambina», pur senza fornire alcuna prova diretta in merito.

Cisint ha firmato una nota congiunta con Alex Bazzaro, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Venezia, che ha definito l’episodio come parte di un «mercato islamico dell’orrore» basato sullo sfruttamento delle donne. I due esponenti leghisti hanno accusato la sinistra di voler introdurre una simile «pseudo-cultura» anche nelle istituzioni cittadine, arrivando a chiedere il rimpatrio dei soggetti coinvolti. La comunità bengalese di Mestre, che conta circa 20mila persone, è già al centro di forti polemiche per il progetto di costruire una moschea sulla terraferma veneziana.

La questione della moschea è uno dei temi divisivi della campagna elettorale in corso: la Lega ha organizzato manifestazioni contro il progetto, mentre la comunità bengalese è stata rappresentata in parte anche da Forza Italia, con Prince Howlader, uno dei suoi leader locali, che ha avuto momenti di confronto pubblico con gli esponenti di destra. La decisione di escludere Howlader dalle candidature per il Consiglio comunale ha ulteriormente infiammato il dibattito, mentre diversi candidati bengalesi sono schierati nelle liste del Partito Democratico.

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