Andrea De Sica racconta Vittorio De Sica, dalle due famiglie agli Oscar mai ritirati

Andrea De Sica racconta il lato più privato del nonno Vittorio, tra il vizio del gioco, le due famiglie tenute insieme per anni e quattro Oscar mai ritirati. Il regista presenta a Cannes il documentario dedicato al grande attore italiano.

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Andrea De Sica racconta Vittorio De Sica, dalle due famiglie agli Oscar mai ritirati

Andrea De Sica ha riportato al centro della scena la figura del nonno Vittorio con il documentario “Vittorio De Sica, La vita in scena”, diretto da Francesco Zippel e presentato al Festival di Cannes nella sezione Classics. Il film è l’unica opera italiana in concorso nella categoria e ricostruisce il volto pubblico e privato di uno dei simboli del cinema italiano.

Il regista romano, 44 anni, ha spiegato di non aver mai conosciuto direttamente il nonno, morto prima della sua nascita, ma di aver raccolto negli anni racconti e ricordi di famiglia. Tra gli episodi più curiosi c’è quello legato a Sophia Loren. Secondo Andrea, la celebre camminata sensuale dell’attrice sarebbe nata proprio osservando Vittorio De Sica sul set. “Camminava trascinando leggermente i piedi e muovendo i fianchi”, racconta, ricordando il soprannome “er ciavatta” con cui veniva chiamato.

Durante la Seconda guerra mondiale, Vittorio De Sica e il fratello Elmo nascosero una famiglia ebrea in un appartamento ai Parioli. Andrea ricorda anche un altro episodio rimasto nella memoria familiare. Dopo la morte della domestica, Elmo avrebbe recuperato un’ambulanza di scena a Cinecittà, travestendosi da infermiere per accompagnare il corpo al cimitero ebraico.

Nel dopoguerra, mentre lavorava a film destinati a entrare nella storia del cinema come Sciuscià, De Sica conduceva una doppia vita familiare. Viveva infatti tra due case romane. La prima moglie con la figlia Emi abitava ai Parioli, mentre Maria Mercader viveva all’Aventino con Manuel e Christian De Sica. Per riuscire a trascorrere il Capodanno con entrambe le famiglie, racconta Andrea, spostava indietro le lancette dell’orologio di un’ora.

Il gioco d’azzardo fu un’altra costante della sua vita. Vittorio De Sica frequentava i casinò e perdeva somme enormi. “Era nato povero e non riusciva a fermarsi”, racconta il nipote. Diceva spesso che un’intera ala del casinò era stata costruita grazie ai soldi persi da lui.

Nella sua lunga carriera incontrò alcune delle figure più importanti del cinema internazionale, da Charlie Chaplin ad Alberto Sordi, di cui intuì subito il talento ascoltandolo alla radio. Fu proprio De Sica a produrre il primo film di Sordi. Di lui diceva che aveva “il demonio dentro”.

Nonostante i riconoscimenti ottenuti, Vittorio De Sica non amava i premi. Vinse quattro Oscar ma non si presentò mai a ritirarli. Secondo Andrea, viveva quei momenti con ansia perché temeva l’obbligo di dover superare continuamente se stesso.

Andrea De Sica è cresciuto in una famiglia immersa nel cinema. Suo padre Manuel sperava per lui in una carriera diversa e gli comprava scatole di Lego pensando che potesse diventare ingegnere. Gli anni del liceo al Cattaneo di Testaccio non furono semplici. All’inizio veniva guardato come il classico “figlio di papà”, ma col tempo riuscì a costruire amicizie rimaste solide negli anni.

Il suo ingresso al Centro sperimentale di Cinematografia fu tutt’altro che agevole. Racconta di essere stato inizialmente escluso perché portava un cognome troppo ingombrante. Arrivò “settimo su sei”, ma l’abbandono di uno degli ammessi gli permise comunque di entrare.

Nel rapporto con lo zio Christian De Sica, Andrea ammette di aver provato inizialmente soggezione. Dopo la morte del padre Manuel, però, il loro legame si è rafforzato molto. L’idea di lavorare insieme in futuro esiste, anche se Andrea esclude l’ipotesi di realizzare un cinepanettone.

Tra le esperienze decisive della sua formazione c’è anche l’incontro con Bernardo Bertolucci sul set di “The Dreamers” a Parigi. Andrea ricorda l’emozione di quei giorni e le levatacce all’alba pur di arrivare sul set con ore di anticipo.

Il confronto con il cognome De Sica è stato spesso pesante da sostenere. Andrea definisce “Ladri di biciclette” un film perfetto e ammette che crescere accanto a un’eredità simile può diventare soffocante. Negli anni ha sofferto di attacchi di panico, soprattutto da ragazzo. Il successo del suo primo film, “I figli della notte”, accolto positivamente dalla critica, gli ha dato però la sensazione di aver finalmente trovato una strada personale.

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