New York Times, dipendente denuncia discriminazione e contesta una promozione assegnata
Un redattore del New York Times avvia un’azione legale sostenendo di essere stato escluso da una promozione per motivi legati a sesso e razza. Il caso nasce dopo la scelta del giornale di affidare il ruolo a una collega.
Un redattore del New York Times ha deciso di portare in tribunale il quotidiano sostenendo di essere stato penalizzato nella sua carriera per il fatto di essere uomo e bianco. La vicenda riguarda una promozione interna non ottenuta, che secondo il ricorrente sarebbe stata assegnata a una collega con minore esperienza.
L’azione legale è stata presentata tramite un’agenzia federale per i diritti civili, che ha raccolto il reclamo del giornalista dopo l’esito negativo della selezione per il ruolo di vicecapo della sezione immobiliare, previsto per il 2025. Secondo la ricostruzione, il candidato sarebbe stato escluso già nelle fasi finali, mentre altri profili, tra cui tre donne e un uomo afroamericano, sarebbero stati invece ammessi ai colloqui conclusivi.
Alla base della contestazione c’è il riferimento al Civil Rights Act del 1964, norma che vieta qualsiasi forma di discriminazione sul lavoro legata a genere, origine o religione. L’accusa sostiene che le politiche aziendali mirate a rafforzare la presenza di donne e minoranze nei ruoli dirigenziali abbiano inciso direttamente sulla decisione finale.
Dal canto suo, il quotidiano ha respinto le accuse, definendole infondate e legate a motivazioni di carattere politico. La società ha ribadito di aver seguito procedure regolari nella selezione e di non aver violato alcuna normativa in materia di pari opportunità.
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