Uganda, cani feriti per video online e donazioni: scoperta truffa da centinaia di migliaia di euro

Una rete in Uganda feriva cani per girare video e raccogliere donazioni online, sfruttando la compassione degli occidentali. L’inchiesta della BBC ha rivelato un sistema organizzato con guadagni elevati e storie costruite.

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Uganda, cani feriti per video online e donazioni: scoperta truffa da centinaia di migliaia di euro

Un gruppo organizzato in Uganda ha trasformato la sofferenza degli animali in un sistema per ottenere denaro da utenti occidentali. Secondo un’inchiesta della BBC, alcuni individui ferivano volontariamente cani randagi per poi filmarli in condizioni drammatiche e pubblicare i video su piattaforme come TikTok e YouTube, accompagnandoli con richieste di aiuto economico.

Le clip mostravano animali apparentemente vittime di incidenti o abbandono, con storie costruite per suscitare empatia. In uno dei casi più noti, il cane chiamato Russet veniva presentato come investito e impossibilitato a ricevere cure per mancanza di denaro. La narrazione, recitata con tono disperato, puntava a convincere gli spettatori a inviare donazioni.

Molte persone hanno contribuito senza sospettare l’inganno. Tra loro anche Nicola Baird, cittadina britannica che ha deciso di aiutare economicamente il cane. Solo dopo ha scoperto che le ferite dell’animale erano state provocate intenzionalmente. Il cane è morto dopo un intervento veterinario finanziato dai donatori, e secondo quanto riferito dal medico, le lesioni non erano accidentali.

L’indagine giornalistica ha portato alla luce un vero e proprio sistema organizzato. Un gestore di canile, coinvolto nella vicenda, forniva supporto tecnico a chi voleva entrare nel giro: spazi per le riprese, suggerimenti su come recitare e indicazioni su come rendere i video più convincenti. Tra le raccomandazioni anche quella di gonfiare i costi di cure e alimenti per ottenere somme più alte.

I ricavi stimati superano i 750mila euro, raccolti attraverso piattaforme di pagamento come GoFundMe e PayPal. Analizzando i filmati, i giornalisti hanno individuato dettagli ricorrenti: gli stessi cani comparivano in video diversi, pubblicati da account differenti, e le location risultavano identiche.

Il centro dell’attività è stato individuato nella zona di Mityana, nei pressi della capitale Kampala. Parallelamente all’inchiesta, alcuni attivisti hanno avviato iniziative per contrastare il fenomeno. Tra questi anche Nicola Baird, che ha fondato il gruppo “We won’t be scammed”, impegnato a segnalare contenuti sospetti e a informare gli utenti.

Le segnalazioni pubbliche sotto i video e le campagne di sensibilizzazione hanno già ridotto l’afflusso di donazioni, scoraggiando molti potenziali sostenitori e mettendo in difficoltà il sistema costruito attorno a queste pratiche.

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