Iran e Stati Uniti, tensione in crescita: Trump rifiuta l'accordo e Teheran prepara nuove mosse
Donald Trump respinge la proposta iraniana e apre alla prosecuzione del conflitto, mentre Teheran prepara contromisure militari ed economiche e riorganizza le proprie risorse strategiche tra tensioni sullo Stretto di Hormuz.
I colloqui tra Stati Uniti e Iran restano bloccati e il rischio di una nuova escalation torna concreto. Donald Trump ha bocciato la proposta avanzata da Teheran, lasciando intendere che un accordo potrebbe non essere la soluzione migliore. Il presidente americano ha espresso apertamente il proprio dissenso, segnando un ulteriore passo indietro nel percorso diplomatico.
Dal lato iraniano, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha chiarito che ora spetta a Washington decidere se puntare sulla diplomazia o proseguire sulla strada dello scontro. Teheran ha consegnato una nuova proposta attraverso un mediatore, ma il documento non ha ottenuto il via libera della Casa Bianca.
Le autorità iraniane non escludono uno scenario di conflitto. Secondo il comando militare Khatam al-Anbiya, una ripresa delle ostilità con gli Stati Uniti viene considerata plausibile, anche alla luce della sfiducia maturata negli anni nei confronti degli impegni americani. Negli ultimi giorni, immagini satellitari hanno rilevato operazioni per recuperare equipaggiamenti militari nascosti, una mossa che punta a ridurre la vulnerabilità in caso di attacchi.
La proposta iraniana prevedeva lo stop alle ostilità con garanzie contro nuovi attacchi da parte di Israele e Stati Uniti. In cambio, Teheran avrebbe riaperto il passaggio nello Stretto di Hormuz e chiesto la fine del blocco navale dei propri porti. Solo successivamente sarebbero partiti i negoziati sul programma nucleare, insieme alla richiesta di revoca delle sanzioni e al riconoscimento del diritto all’arricchimento dell’uranio per fini civili.
Washington mantiene una linea opposta. Trump non intende concedere margini sul tema nucleare e insiste sul fatto che l’Iran non debba avere alcuna possibilità di sviluppare armi atomiche. Nel frattempo, la Casa Bianca continua a fare leva sulla pressione economica, puntando sul blocco navale per limitare le esportazioni di petrolio iraniano.
Secondo le stime fornite da Trump, l’Iran perderebbe ogni giorno circa mezzo miliardo di dollari a causa delle restrizioni sul greggio. Per contenere l’impatto, Teheran ha iniziato a ridurre la produzione, anticipando i limiti di stoccaggio. Una strategia che potrebbe coinvolgere fino al 30% dei giacimenti, resa possibile dall’esperienza maturata negli anni sotto sanzioni.
Parallelamente, il Parlamento iraniano lavora a una proposta normativa sul traffico nello Stretto di Hormuz. Il testo prevede restrizioni per le navi israeliane e per quelle dei Paesi considerati ostili, con eventuali eccezioni legate al pagamento di risarcimenti. Anche per le altre imbarcazioni sarebbe necessaria un’autorizzazione preventiva da parte delle autorità iraniane.
Secondo il vicepresidente del Parlamento Hamidreza Haji-Babaei, il traffico marittimo lungo questa rotta strategica non tornerà ai livelli precedenti al conflitto, segnale di una situazione destinata a restare instabile.
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