Paolo Calabresi, dal lutto alle identità false tra Nicolas Cage e un Cardinale per superare la crisi
Paolo Calabresi racconta come, dopo la morte ravvicinata dei genitori e del maestro Strehler, iniziò a fingere identità celebri per reagire al dolore, arrivando a infiltrarsi in eventi pubblici con travestimenti incredibili.
Paolo Calabresi ha rievocato un periodo complesso della sua vita durante una puntata di Stories su Sky TG24, intervistato da Omar Schillaci. L’attore ha spiegato di aver trascorso anni a impersonare altre persone, una scelta nata dopo una serie di perdite che lo avevano lasciato senza punti di riferimento.
Nel giro di pochi giorni, Calabresi perse entrambi i genitori: il padre morì dieci giorni dopo la madre, seguito poco dopo dalla scomparsa del regista Giorgio Strehler, figura centrale nella sua formazione. Quel vuoto improvviso lo portò a sentirsi smarrito, fino a perdere entusiasmo anche per il lavoro.
Il primo episodio risale a una partita della Roma. Senza biglietto e senza denaro, decise di telefonare fingendosi l’attore Nicolas Cage. Quella trovata improvvisata si trasformò in una situazione reale: allo stadio venne annunciata la presenza della star americana e lui riuscì a entrare, venendo perfino ripreso come se fosse davvero Cage.
Da quel momento, iniziò una serie di incursioni sotto false identità. Tra le più note, quella in cui si presentò come cerimoniere del Principato di Monaco, riuscendo a convincere un’intera tribuna autorità a rendere omaggio a un ragazzo scelto come figura simbolica. In un’altra occasione si travestì da cardinale durante un concerto di Gigi D’Alessio, salutando il pubblico con gesti solenni e un accento costruito.
Le sue azioni seguivano una regola precisa: non smascherarsi mai se non scoperto. Questa capacità di immedesimazione, sviluppata in quegli anni difficili, è poi confluita anche nei suoi personaggi più noti, come Biascica nella serie Boris, figura apparentemente caricaturale ma con tratti umani e fragili.
Oggi Calabresi guarda a quel periodo come a una fase di passaggio. Padre del calciatore Arturo, racconta di aver trovato nel tempo un nuovo equilibrio, trasformando quelle esperienze in una spinta per andare avanti e affrontare anche i momenti più duri.
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