Casa donata alla figlia e padre sfrattato, il tribunale di Ravenna respinge la richiesta di revoca

Papà trasferisce la casa alla figlia nel 2011 e viene sfrattato quando lei decide di venderla. Dopo anni di convivenza, il rapporto si rompe e finisce in tribunale, dove i giudici escludono l’ingratitudine.

Ravenna
Casa donata alla figlia e padre sfrattato, il tribunale di Ravenna respinge la richiesta di revoca

Un uomo ha perso la causa contro la figlia dopo averle intestato anni prima la casa in cui viveva. Il Tribunale di Ravenna ha stabilito che non ci sono le condizioni per annullare la donazione, anche se il comportamento della donna è stato ritenuto discutibile sotto il profilo umano.

La vicenda parte dal 2011, quando una coppia acquista un immobile in provincia di Ravenna e decide di intestarlo alla figlia. Dopo la morte della moglie, il padre continua a vivere nell’abitazione grazie a un comodato d’uso gratuito, senza esserne proprietario.

Nel 2022 la figlia comunica l’intenzione di vendere la casa e concede al padre circa un anno per trovare una nuova sistemazione. Nei mesi successivi, secondo quanto ricostruito in aula, la donna si attiva anche per aiutarlo nella ricerca di un’altra abitazione.

Con il passare del tempo, però, il rapporto si deteriora fino a sfociare in uno scontro aperto. Nel giugno 2023 la situazione si aggrava: la figlia entra in casa, porta via alcuni elettrodomestici e minaccia di chiamare i carabinieri per ottenere il rilascio dell’immobile.

Il padre decide quindi di rivolgersi al giudice chiedendo la revoca della donazione per ingratitudine, sostenendo di essere stato trattato in modo offensivo e lesivo della dignità personale.

Il giudice Pierpaolo Galante ha però respinto la richiesta. Nella sentenza si legge che, pur essendo criticabile sul piano dei rapporti familiari, la condotta della figlia non raggiunge il livello di gravità richiesto dalla legge per annullare una donazione. La decisione sottolinea anche che la donna aveva informato il padre con largo anticipo e gli aveva dato tempo per organizzarsi.

Per il tribunale si tratta quindi di un conflitto familiare degenerato nel tempo, che non incide sul diritto della proprietaria di disporre dell’immobile a lei intestato.

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