Meloni valuta proroga breve del taglio accise mentre chiede all'Ue più flessibilità sui conti
Giorgia Meloni valuta una proroga breve del taglio accise per contenere i rincari energetici legati alla crisi internazionale, mentre chiede all’Unione europea maggiore flessibilità sui conti per sostenere famiglie e imprese.
Il governo si prepara a intervenire sui prezzi dell’energia con una possibile proroga limitata del taglio delle accise, in scadenza il primo maggio. La misura, ancora in fase di definizione, potrebbe durare circa due settimane e prevedere un intervento mirato soprattutto sul gasolio, che ha registrato aumenti più marcati rispetto alla benzina.
Nel corso di una conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che l’esecutivo sta valutando soluzioni meno generalizzate, puntando a riequilibrare i rincari tra i diversi carburanti. I dati indicano un aumento medio del 24% per il diesel contro circa il 6% per la benzina, elemento che orienta le scelte del governo.
La decisione finale è attesa nei prossimi giorni, probabilmente durante il prossimo Consiglio dei ministri, dove sarà discusso anche il Piano casa. Sullo sfondo resta l’incertezza legata alla crisi energetica internazionale, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente.
Parallelamente, l’esecutivo continua il confronto interno sulla gestione dei conti pubblici. La maggioranza lavora alla relazione sul Documento di finanza pubblica, cercando una sintesi tra posizioni diverse. La Lega spinge per una maggiore libertà di spesa anche attraverso una revisione delle regole europee, mentre Forza Italia si oppone a qualsiasi ipotesi di sospensione del Patto di stabilità.
Meloni ha chiarito che l’Italia non propone uno stop generalizzato alle regole fiscali europee, ma chiede margini più ampi per investimenti in settori strategici come energia, sicurezza e difesa. La premier non esclude comunque alcuna opzione, compresa la possibilità di utilizzare risorse già autorizzate per la difesa per sostenere interventi contro il caro energia.
Il riferimento è alla flessibilità già concessa dal Parlamento, pari allo 0,15% del Pil, circa 3,7 miliardi di euro. Secondo la presidente del Consiglio, in questa fase anche le spese energetiche possono rientrare tra quelle legate alla sicurezza nazionale.
Nel bilanciamento delle priorità, Meloni ha ribadito che la difesa resta un punto fermo, ma ha indicato come urgente il contenimento dei prezzi dell’energia per evitare effetti negativi su crescita e prodotto interno lordo. L’obiettivo è proteggere il sistema economico senza compromettere gli impegni internazionali.
La premier ha infine respinto le ipotesi di tensioni con gli Stati Uniti sul tema delle spese militari, sostenendo che le scelte del governo rispondono esclusivamente all’interesse nazionale e alla necessità di affrontare una fase economica complessa.
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