Meloni a Cipro chiede all'Ue misure urgenti contro il caro energia e più flessibilità sui conti
Giorgia Meloni a Cipro chiede interventi Ue contro il caro energia causato dalla guerra in Iran, segnalando l’urgenza di misure concrete per evitare rincari diffusi su trasporti e consumi.
Giorgia Meloni arriva ad Agia Napa, sulla costa orientale di Cipro, per il Consiglio europeo informale con un obiettivo preciso: ottenere risposte dall’Unione europea sull’impennata dei prezzi dell’energia. Il vertice, organizzato dalla presidenza cipriota, riunisce i leader in un momento segnato dalle tensioni internazionali e dai riflessi diretti su gas e petrolio.
La presidente del Consiglio mette subito al centro del confronto il tema dei rincari energetici, aggravati dal conflitto in Iran, che stanno incidendo sull’economia italiana. Parlando con i cronisti, ribadisce la necessità di un intervento più deciso da parte dell’Europa, ritenendo insufficienti le misure finora messe in campo.
La Commissione europea ha proposto strumenti come maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato e una serie di raccomandazioni per contenere i consumi, tra cui incentivi alla mobilità sostenibile e iniziative per ridurre la domanda. Per la premier si tratta di un primo passo, ma non basta a fronteggiare una crisi che rischia di peggiorare se affrontata in ritardo.
Meloni insiste sulla necessità di interventi più incisivi anche sul piano delle regole fiscali. L’ipotesi avanzata è quella di escludere le spese per contenere il caro energia dal calcolo del deficit, seguendo un modello già applicato per le spese militari. Una richiesta che punta a garantire margini di manovra ai Paesi con minore spazio di bilancio.
Il governo italiano, chiarisce la premier, non intende distribuire aiuti indiscriminati. L’attenzione è rivolta in particolare al settore dell’autotrasporto, dove l’aumento dei costi rischia di trasferirsi sull’intera catena dei prezzi, con effetti sull’inflazione e sul potere d’acquisto delle famiglie.
Sullo sfondo resta la situazione dei conti pubblici. Il deficit italiano nel 2025 si attesta al 3,1% del Pil, sopra la soglia prevista dalle regole europee. Un dato che allontana l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, rinviata almeno al 2027, in un contesto che si intreccia con le prossime scadenze elettorali.
Meloni rivendica i risultati ottenuti dal suo esecutivo, ricordando che al momento dell’insediamento il deficit era all’8,1% e che la riduzione è stata più rapida delle previsioni. Un percorso reso più complesso anche dal peso dei bonus edilizi ereditati, che continueranno a incidere sui conti pubblici negli anni successivi.
Nonostante le difficoltà, la premier assicura che la stabilità finanziaria non è in discussione. Tuttavia, avverte che le decisioni europee saranno determinanti per evitare scelte più drastiche da parte dell’Italia, come un eventuale scostamento di bilancio, nel caso in cui non arrivino risposte adeguate sul fronte energetico.
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