Crans Montana incendio Constellation, scontro Italia Svizzera su spese mediche dei feriti
Il rogo al Constellation di Crans Montana riapre lo scontro tra Italia e Svizzera sulle cure ai feriti italiani. Berna chiede il rimborso delle spese mediche, mentre Roma rifiuta e punta alla gratuità per i sopravvissuti.
Il disastro avvenuto al Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone, continua a produrre effetti anche sul piano politico. Dopo le indagini sulle responsabilità, al centro del confronto tra Italia e Svizzera è finita la gestione dei costi sanitari per i feriti italiani.
Il nodo riguarda una richiesta formale avanzata dalle autorità svizzere: circa 108 mila euro per le cure prestate ai giovani ustionati, cifra che potrebbe crescere con il proseguire delle terapie. L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha chiarito che la domanda si basa sugli accordi internazionali vigenti, che regolano l’assistenza sanitaria tra Paesi.
Secondo Berna, le norme non prevedono deroghe, neppure in presenza di una tragedia di tale portata. La direttrice Doris Bianchi ha ribadito che le regole devono essere applicate senza eccezioni e ha indicato anche una possibile reciprocità: l’Italia, a sua volta, potrebbe chiedere il rimborso per i pazienti svizzeri curati sul proprio territorio.
La risposta italiana si muove in direzione opposta. L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado ha fatto sapere che Roma non intende trasformare l’assistenza ai feriti in uno scambio di fatture. L’Italia ha deciso di non richiedere alcun pagamento per i cittadini svizzeri ricoverati negli ospedali italiani, aspettandosi lo stesso comportamento da parte elvetica.
Parallelamente, in Parlamento si lavora a una misura per garantire la gratuità delle cure ai sopravvissuti. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha annunciato una risoluzione in discussione alla Commissione Affari sociali, con l’obiettivo di evitare ulteriori spese per chi dovrà affrontare lunghi percorsi terapeutici dopo le ustioni.
Intanto, tra i familiari delle vittime cresce l’indignazione. Michel Pidoux, padre di una delle persone decedute, ha criticato duramente la scelta delle autorità svizzere, definendola una decisione fredda e distante rispetto alla gravità dell’accaduto.
Sullo sfondo resta aperta l’inchiesta giudiziaria. Tra gli undici indagati figurano anche i proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti. L’interrogatorio di Jacques Moretti è stato rinviato al 5 giugno dopo un presunto impedimento di salute, messo in dubbio da alcune riprese televisive che lo mostravano impegnato in lavori manuali nei giorni indicati come periodo di malattia.
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