Trump annulla missione in Pakistan e critica l'Iran mentre Israele colpisce Hezbollah in Libano

Donald Trump annulla il viaggio dei negoziatori in Pakistan dopo tensioni interne iraniane e nuove proposte giudicate insufficienti. Intanto Israele colpisce Hezbollah nel sud del Libano mentre cresce l’incertezza sui negoziati.

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Trump annulla missione in Pakistan e critica l'Iran mentre Israele colpisce Hezbollah in Libano

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di fermare la missione diplomatica in Pakistan che avrebbe dovuto coinvolgere i suoi emissari Steve Witkoff e Jared Kushner in un incontro con rappresentanti iraniani. La scelta arriva dopo giorni di contatti incerti e proposte ritenute insoddisfacenti da Washington.

Trump ha spiegato di non voler autorizzare un lungo viaggio senza garanzie concrete. Ha parlato di divisioni interne alla leadership di Teheran, sostenendo che non sia chiaro chi detenga realmente il potere decisionale. Secondo il presidente, gli Stati Uniti mantengono una posizione di forza e non hanno necessità di inseguire il dialogo.

Dopo l’annuncio della cancellazione, dalla parte iraniana è arrivata una nuova proposta nel giro di pochi minuti, definita migliore rispetto alla precedente ma ancora non sufficiente. Trump ha ribadito che eventuali contatti possono avvenire senza incontri diretti, anche a distanza, evitando spostamenti lunghi e poco produttivi.

Nel frattempo, una parte della delegazione iraniana è rientrata a Teheran per consultazioni. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi prosegue il suo tour diplomatico tra Oman, Pakistan e Russia, mentre si cerca di mantenere aperti i canali di comunicazione.

Parallelamente, la situazione sul campo resta tesa. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato nuove operazioni militari contro Hezbollah nel sud del Libano. Le autorità locali riferiscono di attacchi in diverse aree, segnale di un equilibrio sempre più fragile lungo il confine.

Negli Stati Uniti si avvicina anche una scadenza legata alla War Powers Resolution, la legge che limita l’uso della forza militare senza l’approvazione del Congresso. Il termine dei 60 giorni, previsto per le operazioni avviate senza autorizzazione parlamentare, cade tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, ma resta in discussione la data esatta.

La norma impone al presidente di informare il Congresso entro 48 ore dall’inizio delle ostilità e di ottenere un via libera entro due mesi. In caso contrario, le operazioni dovrebbero essere interrotte, salvo una breve estensione per consentire il ritiro delle truppe. Tuttavia, negli anni diversi presidenti hanno interpretato la legge in modo flessibile.

Anche l’attuale amministrazione lascia intendere che la scadenza non rappresenterà un vincolo decisivo. Il vicepresidente JD Vance ha definito la legge priva di reale efficacia, mentre resta aperta la possibilità che la Casa Bianca adotti una delle strategie già utilizzate in passato per proseguire le operazioni senza un voto formale del Congresso.

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