Ricina nel sangue 250 volte oltre la dose letale, madre e figlia uccise a Riccia: ipotesi doppio avvelenamento

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina con una quantità 250 volte oltre la dose letale, forse somministrata due volte. L’indagine punta su una preparazione mirata e sull’uso di competenze tecniche.

ricina
Ricina nel sangue 250 volte oltre la dose letale, madre e figlia uccise a Riccia: ipotesi doppio avvelenamento

Le analisi sul sangue di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita hanno fornito un dato decisivo: la concentrazione di ricina rilevata è risultata circa 250 volte superiore alla soglia mortale. Un valore che esclude qualsiasi ipotesi accidentale e rafforza la pista dell’omicidio volontario, indicando una somministrazione mirata e senza possibilità di sopravvivenza.

La sostanza tossica deriva dalla pianta di ricino, diffusa anche nelle campagne molisane, ma la sua trasformazione in veleno richiede procedure complesse e attrezzature adeguate. Per questo gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sull’istituto agrario di Riccia, dove potrebbero essere state acquisite le competenze necessarie o utilizzati i laboratori. Alcune verifiche informatiche hanno individuato ricerche specifiche sulla ricina effettuate nei mesi precedenti al decesso.

Un altro elemento al centro dell’inchiesta riguarda la possibile somministrazione in due momenti distinti. Dopo un primo malore prima di Natale, madre e figlia erano state ricoverate e poi dimesse dall’ospedale Cardarelli in condizioni stabili. Il peggioramento improvviso avvenuto il 27 dicembre, poche ore dopo il rientro a casa, ha fatto emergere il sospetto di una seconda dose, forse ingerita attraverso acqua o alimenti contaminati.

Il quadro clinico registrato dai medici il giorno successivo al rientro è apparso completamente diverso rispetto a quello precedente, con un rapido aggravamento culminato nella morte in poche ore. Questa evoluzione ha spinto gli inquirenti a considerare con maggiore forza l’ipotesi del doppio avvelenamento.

La Procura di Larino procede per duplice omicidio premeditato. La posizione del padre, Gianni Di Vita, resta sotto esame: gli esiti negativi degli accertamenti non sono considerati definitivi a causa del ritardo nelle analisi dei campioni. Nel frattempo, gli investigatori stanno analizzando il telefono della figlia Alice per ricostruire comunicazioni, spostamenti e rapporti personali utili a chiarire la dinamica dei fatti.

Notizie correlate

Pietracatella, indagine su madre e figlia uccise da ricina Di Vita cambia legale Gianni Di Vita cambia avvocato dopo l’interrogatorio sulla morte di moglie e figlia, uccise da ricina a Pietracatella.

Madre e figlia uccise dalla ricina, indagini su veleno e piste online Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sono morte per avvelenamento da ricina, mentre gli investigatori cercano chi abbia introdotto la tossina in casa.