Guerra Usa Iran, quanti missili sono stati usati e quanto è costato il conflitto in 38 giorni
La guerra tra Stati Uniti e Iran ha svuotato arsenali e fatto spendere miliardi in poche settimane. Migliaia di missili utilizzati e scorte ridotte spingono il Pentagono a correre ai ripari aumentando la produzione militare.
Durante il conflitto con l’Iran, gli Stati Uniti hanno consumato una quantità enorme di armamenti, incidendo in modo pesante sulle scorte accumulate negli anni. Secondo analisi interne del Dipartimento della Difesa e informazioni condivise con il Congresso, l’impiego massiccio di missili e bombe ha ridotto sensibilmente la disponibilità di sistemi strategici.
Nel corso delle operazioni, Washington ha utilizzato circa 1100 missili cruise stealth a lungo raggio, progettati in origine per un eventuale confronto con la Cina. A questi si aggiungono oltre mille Tomahawk, un volume di fuoco quasi dieci volte superiore rispetto agli acquisti annuali. Impiegati anche circa 1200 intercettori Patriot, ciascuno dal valore superiore ai 4 milioni di dollari, insieme a mille missili di precisione e sistemi terrestri Atacms.
Per sostenere le operazioni in Medio Oriente, parte delle munizioni è stata trasferita da basi situate in Europa e Asia. Questo spostamento ha lasciato altri teatri potenzialmente meno coperti, aumentando le preoccupazioni sulla capacità di risposta in caso di nuove crisi internazionali.
Il costo complessivo del conflitto risulta molto elevato. Le stime parlano di una spesa compresa tra 28 e 35 miliardi di dollari, con una media vicina a un miliardo al giorno. Solo nelle prime 48 ore di bombardamenti sarebbero stati impiegati armamenti per un valore di 5,6 miliardi di dollari. Il Pentagono non ha diffuso dati completi sulle settimane successive, limitandosi a indicare oltre 13mila obiettivi colpiti prima del cessate il fuoco del 7 aprile.
Secondo Jake Reed, membro della commissione Difesa del Senato, ricostituire le scorte richiederà anni con gli attuali ritmi produttivi. Anche perché, come osserva l’ex colonnello dei Marine Mark Cancian, alcune riserve erano già ridotte prima dello scoppio della guerra.
Dalla Casa Bianca arriva però una versione diversa. La portavoce Karoline Leavitt sostiene che le forze armate americane restano pienamente operative e ben equipaggiate, con arsenali sufficienti sia sul territorio nazionale sia all’estero.
Nel frattempo l’amministrazione ha avviato accordi pluriennali con i principali fornitori del Pentagono per aumentare la produzione di sistemi difensivi, con l’obiettivo di moltiplicare fino a quattro volte l’output. Resta ora in attesa il via libera del Congresso ai nuovi finanziamenti necessari per ricostituire le scorte impiegate durante la guerra.
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