Colin Kaepernick e la protesta durante l'inno Usa, rifarei tutto anche senza tornare in Nfl
Colin Kaepernick difende la protesta contro il razzismo nata nel 2016 dopo le uccisioni di afroamericani da parte della polizia, ribadendo che rifarebbe quel gesto anche oggi mentre continua il suo impegno civile lontano dal football.
Colin Kaepernick non cambia posizione. L’ex quarterback dei San Francisco 49ers rivendica ancora oggi la scelta fatta nel 2016, quando decise di inginocchiarsi durante l’inno nazionale per denunciare le violenze contro i cittadini afroamericani. Una presa di posizione nata in un periodo segnato da numerosi episodi di brutalità della polizia negli Stati Uniti.
Quell’anno, dopo un’estate segnata dalla morte di decine di afroamericani disarmati, Kaepernick scelse inizialmente di restare seduto in panchina, per poi inginocchiarsi nelle partite successive. Il gesto si diffuse rapidamente tra altri atleti, negli Stati Uniti e all’estero, diventando uno dei simboli della protesta legata al movimento Black Lives Matter.
Le conseguenze furono immediate. Nonostante un contratto importante e prestazioni di alto livello, nessuna squadra della Nfl gli offrì più un ingaggio. Le critiche arrivarono anche dal mondo politico, con l’allora presidente Donald Trump che chiese pubblicamente l’allontanamento dei giocatori che protestavano durante l’inno.
Per Kaepernick la carriera sportiva si è fermata, ma non l’impegno fuori dal campo. Negli anni ha finanziato iniziative sociali e, dopo l’uccisione di George Floyd nel 2020, ha rafforzato il suo lavoro creando progetti dedicati ai diritti civili. La sua attività si è spostata completamente su questo fronte.
Nato nel 1987 e adottato da una famiglia bianca poche settimane dopo la nascita, Kaepernick ha raccontato più volte il percorso personale che lo ha portato a riflettere sulla propria identità. Crescere in un contesto diverso dalle proprie origini ha contribuito a formare la sua sensibilità sui temi razziali.
Oggi vive lontano dal football e si dedica alla famiglia insieme alla compagna Nessa Diab e alla figlia. Il suo obiettivo è essere presente nella vita della bambina, affrontando le sfide legate al futuro e al contesto sociale in cui crescerà.
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