Alex Cotoia assolto per l'omicidio del padre chiede il risarcimento per 539 giorni di carcere
Alex Cotoia è stato assolto per aver ucciso il padre durante una lite familiare per difendere la madre e ora chiede un risarcimento allo Stato per i 539 giorni trascorsi in carcere, sostenendo che la detenzione abbia inciso sulla sua vita.
Dopo la sentenza definitiva che lo ha scagionato da ogni accusa, Alex Cotoia ha avviato una nuova azione legale per ottenere un indennizzo per la detenzione subita prima dell’assoluzione. I suoi avvocati, Claudio Strata ed Enrico Grosso, hanno presentato la richiesta sostenendo che il lungo periodo trascorso in carcere abbia compromesso il percorso personale e formativo del giovane.
La vicenda risale alla notte del 30 aprile 2020, quando il ragazzo, appena diciottenne, colpì mortalmente il padre con 34 coltellate. L’episodio maturò all’interno di un contesto di violenza domestica, con il giovane intervenuto per fermare l’aggressione nei confronti della madre.
Nel corso degli anni il caso ha attraversato diversi gradi di giudizio con esiti opposti. In primo grado Cotoia fu assolto per legittima difesa. La decisione venne poi ribaltata nel 2023 dalla Corte d’assise d’appello di Torino, che lo condannò a oltre sei anni di reclusione.
Un passaggio decisivo arrivò con l’intervento della Corte costituzionale su una norma del cosiddetto “codice rosso”, ritenuta illegittima e determinante nella valutazione della pena. Nel 2024 la Corte di Cassazione annullò la condanna, ordinando un nuovo processo.
L’iter giudiziario si è concluso nell’ottobre 2025 con una nuova assoluzione, diventata definitiva. A questo punto, dopo 539 giorni trascorsi in custodia cautelare, la difesa punta a ottenere il riconoscimento per ingiusta detenzione, evidenziando le conseguenze subite sul piano personale e professionale.
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