Allergie alimentari, i cinque cibi più pericolosi e i rischi dello shock anafilattico

Cristiano Caruso spiega che latte, uova e arachidi possono provocare reazioni allergiche gravi fino allo shock anafilattico, dovuto a una risposta immunitaria immediata. In Italia milioni di persone convivono con questo rischio.

Allergie alimentari
Allergie alimentari, i cinque cibi più pericolosi e i rischi dello shock anafilattico

Latte, uova, arachidi e frutta secca, crostacei e pesce sono i principali alimenti che in Italia provocano reazioni allergiche anche molto gravi. Secondo gli specialisti, questi cinque gruppi rappresentano la quota più rilevante dei casi, con differenze legate alle abitudini alimentari e all’area geografica.

L’allergia alimentare è una risposta del sistema immunitario che si attiva ogni volta che una persona entra in contatto con uno specifico alimento. Il fenomeno interessa soprattutto i bambini, ma può comparire anche in età adulta e varia da Paese a Paese: negli Stati Uniti dominano le arachidi, mentre nei Paesi del Nord Europa è il pesce a causare più problemi.

Tra le sostanze responsabili rientrano anche le proteine Ltp, presenti in molti vegetali come frutta, ortaggi e cereali. Queste molecole, concentrate soprattutto nella buccia di alimenti come la pesca, possono scatenare reazioni diffuse nell’organismo, arrivando nei casi più gravi a coinvolgere più apparati contemporaneamente.

In Italia si stima che tra il 4 e il 5% della popolazione soffra di allergie alimentari e circa una persona su dieci tra queste rischi uno shock anafilattico. Si tratta della manifestazione più severa, che può comparire in pochi secondi o minuti dopo aver ingerito l’alimento responsabile.

I segnali sono evidenti e rapidi: prurito intenso, orticaria, gonfiore di labbra e lingua, difficoltà respiratorie, nausea e un brusco calo della pressione. Senza un intervento tempestivo, la situazione può aggravarsi fino a diventare fatale in tempi molto brevi.

Davanti a una reazione grave è necessario chiamare immediatamente i soccorsi e, nei soggetti già diagnosticati, utilizzare l’adrenalina tramite auto-iniettore. La persona va fatta sdraiare con le gambe sollevate e non deve mai essere lasciata sola fino all’arrivo del personale sanitario.

Dopo un episodio acuto, gli accertamenti allergologici devono essere eseguiti a distanza di alcune settimane. Gli esami del sangue permettono di individuare le proteine responsabili, mentre i test cutanei aiutano a confermare la diagnosi attraverso la comparsa di una reazione locale sulla pelle.

Nei casi selezionati è possibile intraprendere un percorso di desensibilizzazione, che consiste nell’assunzione controllata e progressiva dell’alimento per aumentare la tolleranza. Il trattamento viene eseguito sotto stretta supervisione medica e prosegue nel tempo con dosi di mantenimento.

Per alcune allergie, come quella alle arachidi, sono in fase di studio nuovi farmaci biologici mirati che potrebbero offrire ulteriori opzioni terapeutiche nei prossimi anni, ampliando le possibilità di gestione per i pazienti più a rischio.

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