Gemelle siamesi separate a Monza dopo 40 ore, una muore ma salva la sorella
Gemelle siamesi senegalesi separate a Monza dopo 40 ore di intervento, una è morta per la complessità vascolare ma ha permesso di salvare la sorella, ora in riabilitazione con prospettive di vita prima impossibili.
Un intervento durato due giorni e due notti all’ospedale San Gerardo di Monza ha consentito di separare due gemelle siamesi arrivate dal Senegal. L’operazione, eseguita nel 2025 e illustrata durante una conferenza stampa, ha salvato la vita della piccola D., mentre la sorella T. non è sopravvissuta alla fase più delicata.
Le bambine erano unite da una rarissima fusione cranio-encefalica, una condizione che si registra in circa un caso ogni 2,5 milioni di nascite. Ossa, cervello e sistema vascolare formavano un’unica struttura, rendendo l’intervento tra i più complessi mai affrontati. La situazione clinica era ulteriormente aggravata dal fatto che T., la più fragile, dipendeva dalla sorella per la funzione cardiocircolatoria.
Alla preparazione dell’operazione hanno partecipato specialisti di più centri italiani, tra cui l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano e l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Un audit internazionale aveva individuato proprio il San Gerardo come la struttura più adatta per affrontare il caso, grazie alle competenze integrate in ambito neurochirurgico e craniofacciale pediatrico.
Le due bambine erano arrivate in Italia nel luglio 2024 con un volo dell’Aeronautica militare, poi trasferite a Monza grazie al sistema di emergenza regionale. Da quel momento è iniziato un lungo percorso di studio, con simulazioni tridimensionali, interventi preparatori e mesi di confronto tra équipe multidisciplinari coordinate a livello regionale.
Durante le 40 ore di intervento si sono alternati neurochirurghi, chirurghi plastici, anestesisti, rianimatori e altri specialisti. Nella fase cruciale della separazione dei vasi sanguigni, il cuore di T. non ha retto. I medici hanno tentato di salvarla fino all’ultimo, ma la gravità della malformazione non ha lasciato margini.
La morte della gemella ha segnato profondamente il team, che ha proseguito il lavoro concentrandosi su D. La bambina ha superato l’operazione e ha già iniziato il percorso di riabilitazione, con la possibilità concreta di sviluppare autonomia motoria e una vita quotidiana prima impensabile.
Il progetto è stato sostenuto anche da fondazioni internazionali e da un finanziatore privato che ha coperto le spese delle cure. Il caso era stato segnalato inizialmente attraverso contatti tra specialisti e organizzazioni impegnate nella chirurgia craniofacciale, dando avvio a una rete di collaborazione che ha coinvolto strutture italiane e partner stranieri.
Per oltre un anno medici e operatori sanitari hanno lavorato come un unico gruppo, condividendo competenze e responsabilità. Il rapporto con la famiglia si è consolidato nel tempo, tra momenti di attesa, difficoltà e assistenza quotidiana. I genitori hanno seguito ogni fase del percorso, dall’arrivo in Italia fino all’intervento.
L’operazione è stata definita un esempio di chirurgia avanzata e collaborazione tra strutture sanitarie. Decine di professionisti hanno contribuito a un intervento considerato tra i più complessi mai realizzati in questo ambito, con l’obiettivo di offrire almeno a una delle due bambine una possibilità concreta di sopravvivenza.
Notizie correlate
Muore a 36 anni dopo il parto a Lagonegro, indagini sull'emorragia fatale: la neonata è salva Una donna di 36 anni è morta dopo il parto all’ospedale di Lagonegro.
Pasticcere muore incastrato in un'impastatrice industriale: corpo scoperto solo ore dopo Un drammatico incidente sul lavoro ha sconvolto un supermercato della Florida: un pasticcere di 71 anni è morto intrappolato in un’impastatrice industriale, senza che nessuno si accorgesse dell’accaduto per diverse ore.