Antonio Felli, dal trapianto di rene alla Nazionale calcio trapiantati
Antonio Felli ha ripreso a vivere grazie al rene donato dal fratello dopo una grave insufficienza renale scoperta nel 2013. Oggi difende la porta della Nazionale trapiantati e racconta come il trapianto gli abbia cambiato la quotidianità.
La vita di Antonio Felli cambia all’improvviso nel 2013, quando un malore sul lavoro lo costringe al ricovero. I medici scoprono una pressione altissima e, dopo settimane di accertamenti alla clinica di Nemi, arriva la diagnosi di insufficienza renale cronica grave. Per due anni le cause restano sconosciute, fino a quando nel 2015 emerge la sindrome di Berger, una patologia senza una cura definitiva che lascia come unica strada il trapianto.
Nei primi tempi Antonio decide di non dire nulla ai familiari, temendo di preoccuparli. Solo l’ex moglie è al corrente della situazione. Quando però le condizioni peggiorano, è costretto a confidarsi con la madre e il fratello gemello. La donna si offre subito come donatrice, ma gli esami escludono questa possibilità. A quel punto è il fratello a farsi avanti senza esitazioni, nonostante Antonio fosse inizialmente contrario per via della sua famiglia e delle figlie.
Il trapianto viene eseguito il 30 maggio 2018 e segna l’inizio di una nuova fase. Dopo l’intervento, Antonio ritrova energie e prospettive che sembravano perdute. La sua passione per il calcio, mai abbandonata, lo porta a scoprire una realtà di cui non conosceva l’esistenza fino a quel momento.
La rinascita in campo con la maglia azzurra
Grazie a un compagno conosciuto durante la dialisi, entra in contatto con la Nazionale italiana calcio trapiantati e nel 2019 indossa per la prima volta la maglia azzurra. In squadra giocano atleti provenienti da tutta Italia che hanno affrontato trapianti di organi e tessuti diversi. Ognuno si allena nella propria città, per poi ritrovarsi nelle occasioni ufficiali.
Antonio oggi è portiere e considera il gruppo una vera famiglia. Le esperienze personali, spesso segnate da lunghi percorsi ospedalieri, diventano un punto di unione tra i compagni. Il calcio diventa così anche uno strumento per raccontare che dopo un trapianto si può tornare a una vita attiva.
In occasione della Giornata nazionale per la donazione e il trapianto di organi, celebrata il 19 aprile, la sua storia si intreccia con il tema della donazione. In Italia il consenso può essere espresso al momento del rinnovo della carta d’identità, attraverso associazioni come l’Aido o informandosi nelle strutture sanitarie.
Oggi Antonio lavora anche come istruttore di calcio e porta la sua esperienza tra i più giovani. Il messaggio che trasmette nasce dalla sua storia personale: dopo un trapianto si può tornare a vivere, a fare sport e a guardare avanti con fiducia.
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