Nicole Panarelli morta a 14 anni per tumore raro dona il corpo alla ricerca

Nicole Panarelli è morta a 14 anni per un tumore raro e aggressivo e ha scelto di donare il proprio corpo alla ricerca per aiutare altri bambini. La decisione è arrivata dopo mesi di lotta contro una malattia senza cure efficaci.

Nicole Panarelli
Nicole Panarelli morta a 14 anni per tumore raro dona il corpo alla ricerca

Nicole Panarelli è morta a soli 14 anni dopo aver affrontato un glioma pontino intrinseco diffuso, una delle forme tumorali pediatriche più difficili da trattare. Prima di morire, la ragazza ha deciso di donare il proprio corpo alla scienza, trasformando la sua esperienza in un contributo concreto per la ricerca medica.

A raccontare la sua scelta è la madre, Antonietta Cimino, che ha voluto condividere la storia della figlia per far conoscere un gesto che va oltre la sofferenza personale. Nicole ha scelto consapevolmente di lasciare ai medici uno strumento prezioso, nella speranza che altri bambini possano avere possibilità che a lei non sono state offerte.

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Il tumore che ha colpito Nicole, noto come Dipg, interessa prevalentemente l’età pediatrica. In Italia si registrano ogni anno circa 25-30 nuovi casi, con una maggiore incidenza tra i 5 e i 10 anni. Si sviluppa dalle cellule della glia e colpisce il tronco encefalico, una zona cruciale che collega il cervello al midollo spinale.

La malattia si presenta con sintomi progressivi come perdita di equilibrio, difficoltà nei movimenti, problemi alla vista e nella deglutizione. La sua natura infiltrante rende quasi impossibile l’intervento chirurgico. Le probabilità di sopravvivenza restano molto basse: meno del 10% dei pazienti supera i due anni dalla diagnosi.

Negli ultimi anni la ricerca ha aperto nuove prospettive. Nel 2025 è stata approvata una terapia combinata che utilizza nimotuzumab e vinorelbina durante la radioterapia. Il trattamento ha mostrato un aumento della sopravvivenza media e in alcuni casi risultati incoraggianti.

Parallelamente proseguono gli studi sull’immunoterapia, in particolare sulle cellule Car-T, una tecnica che modifica i linfociti del paziente per colpire le cellule tumorali. Il gesto di Nicole si inserisce in questo percorso scientifico, offrendo ai ricercatori materiale utile per comprendere meglio la malattia e sviluppare nuove cure.