Hormuz riaperto dall'Iran ma tensione con gli Usa sul nucleare

Donald Trump rivendica la riapertura dello Stretto di Hormuz dopo la tregua con l’Iran ma mantiene il blocco navale per pressione sui negoziati sul nucleare. Intanto il petrolio scende sotto i 90 dollari mentre Teheran nega concessioni sull’uranio.

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Hormuz riaperto dall'Iran ma tensione con gli Usa sul nucleare

L’Iran ha riaperto lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale dopo il cessate il fuoco tra Libano e Israele, permettendo nuovamente il passaggio delle petroliere lungo una rotta chiave per il 20% del greggio mondiale. La decisione ha avuto effetti immediati sui mercati, con il prezzo del petrolio sceso sotto i 90 dollari al barile.

La ripresa del traffico sarà graduale, ma la riattivazione della via marittima ha allentato le tensioni sui mercati energetici e alimentato le aspettative di un calo dei prezzi dei carburanti. In parallelo, Donald Trump ha rivendicato la svolta come un risultato ottenuto dagli Stati Uniti, sostenendo che lo Stretto resterà aperto in modo definitivo.

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Nonostante la riapertura, Washington non ha ritirato le proprie misure militari. Il presidente americano ha confermato che il blocco navale resterà in vigore contro l’Iran fino alla firma di un accordo complessivo. I negoziati tra le parti proseguono con la mediazione del Pakistan e un nuovo incontro è previsto a breve a Islamabad.

Secondo le indiscrezioni, le delegazioni stanno lavorando su una bozza di intesa di poche pagine che dovrebbe portare a un accordo entro due mesi. Trump ha dichiarato che gran parte dei punti sarebbe già definita, mentre ha escluso collegamenti diretti tra l’intesa e la situazione in Libano, indicando una gestione separata del dossier Hezbollah.

Teheran ha reagito alle parole del presidente americano contestando la versione statunitense. Fonti iraniane hanno avvertito che il mantenimento del blocco potrebbe essere interpretato come una violazione della tregua, ribadendo che il controllo del traffico nello Stretto resterà sotto la supervisione dei Pasdaran.

Il nodo più delicato riguarda le scorte di uranio arricchito iraniano, circa 400 chili al 60%, livello vicino a quello necessario per usi militari. Trump ha affermato che gli Stati Uniti intendono prenderne il controllo senza compensazioni economiche, ipotizzando un intervento diretto per il recupero del materiale.

Da Teheran è arrivata una smentita netta. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha escluso qualsiasi trasferimento dell’uranio fuori dal Paese, definendo la questione non negoziabile e legata alla sovranità nazionale. All’interno della Repubblica islamica restano divisioni sulla linea da seguire nei colloqui.