Ex Ilva Taranto, ordinato lo stop alla centrale entro 30 giorni

Il sindaco Pietro Bitetti ordina lo stop della centrale dell’ex Ilva per timori ambientali e sanitari. Entro 30 giorni l’impianto dovrà fermarsi, con conseguenze dirette sulla produzione dello stabilimento siderurgico di Taranto.

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Ex Ilva Taranto, ordinato lo stop alla centrale entro 30 giorni

Il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, ha firmato il 13 aprile un’ordinanza che impone la sospensione della centrale termoelettrica dell’ex Ilva entro un mese. Il provvedimento, indicato come ordinanza n.18, interviene direttamente su uno degli impianti chiave del polo siderurgico.

La fermata della centrale comporterebbe effetti immediati sull’intero ciclo produttivo. Senza l’impianto in funzione, infatti, non sarebbe possibile proseguire le attività dell’area a caldo, considerata il cuore dello stabilimento, con il rischio concreto di blocco della produzione.

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La centrale utilizza i gas derivanti dalla lavorazione dell’acciaio per produrre energia elettrica destinata agli altri impianti. Con lo stop verrebbe meno questa fonte interna, indispensabile per alimentare le linee produttive a valle, con ripercussioni anche sugli altri stabilimenti del gruppo presenti nel Nord Italia.

La decisione arriva poche ore dopo una serie di incontri tra le istituzioni locali pugliesi e i rappresentanti del gruppo Jindal, che avevano illustrato una proposta industriale giudicata positivamente dai partecipanti.

Secondo quanto emerge, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria starebbe valutando di impugnare il provvedimento. La società potrebbe presentare ricorso sia al Tar della Puglia entro 60 giorni, sia al capo dello Stato entro 120 giorni dalla notifica.

L’ordinanza si basa sul principio di precauzione ambientale previsto dal codice dell’Ambiente. Il documento richiama la necessità di intervenire anche in presenza di dubbi sui rischi per la salute pubblica, disponendo la sospensione dell’attività fino alla presentazione di un piano di riduzione delle emissioni. Tale piano dovrà essere valutato e approvato dagli enti competenti, tra cui Arpa Puglia, Aress e Asl Taranto.