Oceano Pacifico, l'isola di plastica diventata rifugio per 46 specie marine

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Nel Pacifico settentrionale un’enorme massa di rifiuti plastici si è trasformata in rifugio per decine di specie a causa delle correnti oceaniche. Tra California e Hawaii, gli scienziati hanno trovato un ecosistema stabile su oggetti galleggianti.

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Tra la California e le Hawaii, nel cuore del Pacifico settentrionale, una vasta concentrazione di rifiuti galleggianti si è trasformata in un vero e proprio habitat. Questo accumulo, nato a partire dagli anni Ottanta, è il risultato dell’azione continua delle correnti oceaniche e dell’inquinamento prodotto dall’uomo. Il fenomeno si sviluppa all’interno del vortice subtropicale del Nord Pacifico, una grande corrente circolare che trattiene i detriti e li concentra in un’area relativamente stabile.

Nel corso degli anni, anche eventi eccezionali hanno contribuito ad alimentare questa massa di plastica. Tra questi, il terremoto e lo tsunami che nel 2011 colpirono la costa nord-orientale del Giappone, riversando in mare enormi quantità di materiali. Spinti dalle correnti, questi rifiuti si sono dispersi nell’oceano fino a raggiungere anche le coste americane.

Un gruppo di ricercatori ha analizzato oltre cento oggetti recuperati nell’area, tra cui bottiglie, corde, reti e contenitori. Ogni elemento è stato catalogato e studiato per capire quali organismi vi si fossero insediati. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Nature Ecology and Evolution, descrivono un ambiente inaspettato, popolato da una grande varietà di invertebrati.

Sui frammenti di plastica sono state individuate 46 specie appartenenti a sei gruppi principali, tra cui cirripedi, granchi, anfipodi, briozoi, idroidi e anemoni. La maggior parte di questi organismi proviene da ambienti costieri, mentre una quota minore è tipica delle acque aperte. In media, ogni oggetto ospitava diverse specie contemporaneamente, con reti e corde che favorivano la formazione di comunità particolarmente dense.

Le specie costiere sembrano adattarsi meglio a questo ambiente galleggiante. Molte di esse si riproducono senza bisogno di partner e possono svilupparsi direttamente sulla stessa superficie occupata dagli adulti. Questo ciclo vitale consente loro di colonizzare con facilità i detriti che restano intrappolati nel vortice.

Gli studiosi hanno osservato differenze anche nel modo in cui le comunità si distribuiscono sui vari materiali. Le specie tipiche del mare aperto tendono a variare in base al tipo di oggetto, mentre quelle costiere risultano più legate al periodo in cui i rifiuti vengono raccolti. Il confronto con precedenti ricerche sui detriti dello tsunami giapponese ha mostrato molte somiglianze, anche se alcune categorie, come i molluschi, risultano meno presenti in questa zona del Pacifico.

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