Chiara Ferragni prosciolta a Milano, esclusa l'aggravante della truffa sui follower

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Chiara Ferragni è stata prosciolta dal tribunale di Milano per un nodo tecnico legato all’accusa di truffa aggravata, esclusa dal giudice. La decisione arriva dopo le indagini sulle campagne benefiche legate a pandori e uova di Pasqua.

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Il tribunale di Milano ha disposto il proscioglimento di Chiara Ferragni nell’inchiesta sulle campagne benefiche legate al pandoro Balocco del Natale 2022 e alle uova di Pasqua collegate all’associazione Bambini delle Fate. Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha depositato le motivazioni, chiarendo perché il procedimento penale non è arrivato a una sentenza di merito.

Al centro dell’indagine c’era l’ipotesi di truffa aggravata. Secondo l’accusa, i consumatori sarebbero stati spinti ad acquistare i prodotti credendo che parte del ricavato fosse destinato in modo diretto alla beneficenza. In realtà, le somme da donare erano state stabilite in anticipo e non dipendevano dalle vendite.

Il punto decisivo riguarda la cosiddetta minorata difesa. I pubblici ministeri sostenevano che Ferragni avesse sfruttato la propria popolarità, influenzando un pubblico considerato vulnerabile. Il giudice ha respinto questa impostazione, spiegando che avere milioni di follower non rende automaticamente chi segue un personaggio incapace di valutare in autonomia.

Nelle motivazioni si legge che seguire un influencer non equivale a comportarsi come un fedele nei confronti di un santone. Anche campagne pubblicitarie con ampia diffusione, come quelle televisive, non sono mai state considerate sufficienti da sole per configurare questa aggravante.

Il giudice ha comunque riconosciuto che i messaggi promozionali utilizzati nelle campagne erano ambigui e potevano suggerire un legame diretto tra acquisto e donazione. Una valutazione già espressa dall’Antitrust, che aveva sanzionato la pratica come pubblicità ingannevole.

La decisione del tribunale non equivale a un’assoluzione. Senza l’aggravante della minorata difesa, il reato contestato non poteva essere esaminato nel merito in sede penale. Di conseguenza, il giudice non ha potuto stabilire una responsabilità penale, limitandosi a dichiarare il proscioglimento.

Restano le conseguenze economiche e di immagine. Ferragni, insieme all’ex collaboratore Fabio Maria Damato e all’imprenditore Francesco Cannillo, ha già affrontato sanzioni, risarcimenti e danni reputazionali. Le parti coinvolte hanno ottenuto ristori e si sono dichiarate soddisfatte degli accordi raggiunti.

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