Elezioni in Ungheria: affluenza record e sfida aperta tra Orbán e Magyar
Viktor Orbán affronta elezioni decisive in Ungheria con un’affluenza record oltre il 54% a metà giornata, trainata soprattutto da giovani e centri urbani medi, mentre cresce la sfida dell’opposizione guidata da Peter Magyar.
Alle elezioni parlamentari in Ungheria di domenica 12 aprile, oltre la metà degli aventi diritto si è già recata alle urne entro le 13. Secondo la Commissione elettorale nazionale, l’affluenza ha raggiunto il 54,14%, un dato nettamente superiore rispetto al 40,1% registrato nello stesso orario nel 2022.
La partecipazione è risultata particolarmente alta nei centri urbani di medie dimensioni e tra i più giovani, una fascia che gli osservatori considerano più vicina alle posizioni del candidato dell’opposizione Peter Magyar. Il voto anticipa un confronto serrato con il primo ministro uscente Viktor Orbán.
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Entrambi i principali contendenti hanno votato in mattinata a Budapest, quasi in contemporanea. Dopo aver espresso la propria preferenza, Orbán ha ribadito l’obiettivo di vincere, aggiungendo che sarà comunque rispettata la volontà degli elettori.
La consultazione viene considerata tra le più rilevanti dalla fine del regime comunista, con effetti diretti sul futuro politico del Paese e sulla permanenza al potere di Orbán. I sondaggi indicano una competizione più incerta rispetto al passato, con Magyar in grado di contendere il risultato.
Alla guida del partito di centro-destra Tisza, nato dopo la rottura con Orbán, Magyar ha costruito una proposta alternativa che punta su riforme e rilancio economico, raccogliendo consensi in diversi segmenti dell’elettorato.
Dopo il voto, Magyar ha parlato di una scelta netta per il Paese, invitando i cittadini a vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni elettorali e a segnalare eventuali irregolarità. Ha definito queste elezioni decisive per la direzione futura dell’Ungheria.
Dal canto suo, Orbán ha insistito sulla necessità di difendere l’indipendenza nazionale e ha richiamato i rapporti internazionali costruiti negli anni, sostenendo che l’Ungheria non deve subire pressioni esterne, in particolare da parte delle istituzioni europee.