Voli cancellati e caro carburante, quando scatta il rimborso per i passeggeri
Le cancellazioni di voli attribuite al caro carburante, come nel caso Ryanair, fanno scattare il diritto al rimborso se la motivazione resta generica e non documentata, soprattutto per tratte sospese all’ultimo momento.
Le recenti cancellazioni di voli in Europa, giustificate da alcune compagnie con l’aumento dei costi del carburante e le tensioni internazionali, hanno acceso il confronto tra vettori e associazioni dei consumatori. Tra i casi segnalati c’è anche quello di Ryanair, che ha annunciato la soppressione di diverse tratte indicando difficoltà legate all’approvvigionamento e all’aumento dei prezzi.
L’associazione Codici, attraverso il segretario nazionale Ivano Giacomelli, mette in guardia i viaggiatori sull’uso del caro carburante come motivazione generica. Secondo l’organizzazione, se il problema fosse reale, le compagnie dovrebbero ridurre prima i voli più lunghi e costosi, mentre la cancellazione di rotte meno redditizie potrebbe rispondere a logiche commerciali.
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Anche l’avvocato Stefano Gallotta, esperto del settore viaggi per Codici, richiama l’attenzione sui diritti dei passeggeri. Quando la cancellazione viene comunicata meno di 14 giorni prima della partenza, scatta il diritto a una compensazione economica, salvo che il vettore dimostri con prove concrete di aver fatto tutto il possibile per evitare il disservizio. Un richiamo generico alla situazione internazionale non è sufficiente.
L’associazione invita chi subisce disagi a non rinunciare alle tutele previste e a richiedere il rimborso nei casi previsti. Per assistenza è possibile contattare Codici telefonando al numero 065571996, inviando un messaggio WhatsApp al 3757793480 oppure scrivendo all’indirizzo e-mail [email protected].