Carburanti, perché la riapertura dello Stretto di Hormuz non abbassa subito i prezzi

Matteo Villa spiega che la riapertura dello Stretto di Hormuz dopo la tregua tra Iran e Stati Uniti non farà scendere subito i prezzi dei carburanti, a causa dei tempi logistici e dei danni agli impianti energetici.

Hormuz
Carburanti, perché la riapertura dello Stretto di Hormuz non abbassa subito i prezzi

La ripresa del traffico nello Stretto di Hormuz non porterà effetti immediati sui prezzi alla pompa. Nonostante la tregua tra Iran e Stati Uniti abbia consentito la riapertura del passaggio strategico, i consumatori europei continueranno a pagare carburanti cari ancora per settimane.

Secondo l’analisi di Matteo Villa dell’Ispi, il primo ostacolo è legato ai tempi della logistica. Le forniture energetiche viaggiano via mare e impiegano settimane per raggiungere l’Europa. I carichi partiti dopo la riapertura arriveranno solo tra tre e cinque settimane, ritardando qualsiasi effetto sui prezzi.

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Per il gas naturale liquefatto i tempi si allungano ulteriormente. Prima è necessario ripristinare la produzione negli impianti colpiti dalla crisi, poi avviare il trasporto. Questo doppio passaggio rende inevitabile un ritorno graduale alla normalità, che potrebbe richiedere mesi.

La situazione è aggravata dai danni subiti dalle infrastrutture energetiche nel Golfo. Pozzi, raffinerie e terminal hanno registrato perdite di capacità, incidendo soprattutto su prodotti raffinati come diesel e carburante per aerei. Anche il Qatar, tra i principali esportatori di gas, potrebbe operare a livelli ridotti ancora a lungo.

Un altro elemento critico riguarda il traffico marittimo. Molte navi ferme durante la crisi stanno lentamente tornando operative, ma i volumi restano inferiori al periodo precedente. A incidere sono soprattutto i costi delle assicurazioni contro i rischi di guerra, ancora elevati in un’area percepita come instabile.

Le conseguenze si estendono anche al settore aereo. Secondo l’IATA, serviranno mesi prima che il prezzo del carburante per gli aerei torni ai livelli precedenti. Le difficoltà nella raffinazione e nella distribuzione mantengono alta la pressione sui costi, con effetti diretti anche sui biglietti.

Il prezzo finale dei carburanti dipende da più fattori oltre al petrolio, tra cui trasporto, raffinazione e tasse. Durante le crisi questi elementi aumentano rapidamente, mentre la discesa è più lenta perché l’intera filiera deve assorbire gli effetti accumulati. Da qui il rischio di nuove polemiche tra i consumatori.

La riapertura del passaggio nel Golfo rappresenta un passo avanti, ma non basta a ristabilire subito l’equilibrio. Tra capacità produttiva ridotta, costi elevati e una catena di approvvigionamento ancora fragile, i prezzi resteranno sotto pressione ancora a lungo.