Crisi energetica in Europa, possibile razionamento carburanti e nuove misure Ue

Dan Jorgensen avverte che la crisi energetica durerà a lungo a causa delle tensioni nel Golfo e del blocco delle rotte petrolifere. Bruxelles valuta misure drastiche mentre in Italia emergono primi segnali di difficoltà nei rifornimenti.

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La Commissione europea alza il livello di allerta sulla Crisi energetica e mette in guardia i governi dei 27 Stati membri. Il commissario all’Energia Dan Jorgensen parla apertamente di uno scenario prolungato, con il rischio concreto di dover limitare la distribuzione di carburanti. L’indicazione è arrivata anche attraverso una comunicazione inviata alle capitali europee prima della riunione dei ministri competenti.

Tra le misure suggerite, Bruxelles invita a ridurre i consumi e a riorganizzare la mobilità. L’uso dei mezzi pubblici viene indicato come alternativa all’auto privata, mentre si torna a spingere sullo smart working per abbassare la domanda energetica. Le scorte di combustibili dovranno essere gestite con maggiore attenzione per evitare carenze improvvise.

Le tensioni internazionali stanno aggravando la situazione. Il conflitto in Medio Oriente, con ripercussioni sulle infrastrutture energetiche e sulle principali rotte marittime, ha reso più difficile l’approvvigionamento di petrolio e gas. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha inciso soprattutto sui carburanti destinati ai trasporti, tra i più difficili da sostituire rapidamente con fonti alternative.

Secondo Jorgensen si tratta di uno shock destinato a durare nel tempo. I prodotti più critici, come diesel e cherosene, potrebbero subire ulteriori pressioni già nelle prossime settimane. Il timore è che le difficoltà non si esauriscano con la fine del conflitto ma continuino a influenzare il mercato energetico europeo.

In Italia emergono i primi segnali concreti. Alcuni aeroporti, tra cui Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia, hanno introdotto limitazioni temporanee nei rifornimenti di carburante per gli aerei. La priorità viene data ai voli sanitari, istituzionali e a quelli a lungo raggio, mentre per gli altri è prevista una distribuzione ridotta almeno fino al 9 aprile.

Le autorità italiane invitano alla cautela nelle valutazioni. Il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma, collega le difficoltà soprattutto all’aumento del traffico nel periodo pasquale, escludendo per ora un legame diretto con la crisi nello Stretto di Hormuz. Tuttavia non esclude conseguenze più pesanti se il conflitto dovesse proseguire.

Nel frattempo l’Unione europea valuta contromisure per contenere l’impatto. Tra le ipotesi c’è un nuovo utilizzo delle riserve strategiche di petrolio e un possibile incremento delle importazioni dagli Stati Uniti. Questa soluzione richiederebbe però modifiche alle normative europee sui carburanti, diverse da quelle americane, aprendo un fronte anche politico tra i Paesi membri.

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