Leader Ue a Cipro tra guerra in Iran, crisi energetica, Ucraina e bilancio europeo 2028-2034
I leader dell'Ue si riuniscono a Cipro mentre la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz aggravano l'emergenza energetica. Sul tavolo anche il bilancio europeo 2028-2034 e nuovi aiuti all'Ucraina.
I capi di Stato e di governo dell’Unione europea si incontrano oggi e domani a Cipro per un vertice informale segnato da tre dossier principali. Il primo riguarda le conseguenze della guerra in Iran dopo l’intervento di Israele e Stati Uniti e il blocco dello Stretto di Hormuz, snodo decisivo per le forniture energetiche. Il secondo è legato al nuovo sostegno a Kiev. Il terzo riguarda il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue per il periodo 2028-2034.
Il summit si apre questa sera ad Agia Napa, località della Repubblica di Cipro vicina alla linea che divide l’isola dal territorio controllato dalla parte turco-cipriota. Domani i lavori si sposteranno invece a Nicosia, nel centro congressi Filoxenia. Alla riunione parteciperanno quasi tutti i leader europei, mentre il premier uscente ungherese Viktor Orban non sarà presente.
Come accade ormai regolarmente dall’invasione russa dell’Ucraina, la prima parte del vertice sarà dedicata all’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, atteso in presenza oppure in collegamento. Nelle stesse ore dovrebbero essere formalizzati il prestito da 90 miliardi di euro destinato a finanziare l’Ucraina nel biennio 2026-2027 e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, due misure rimaste bloccate per mesi.
Lo stallo era nato dai veti di Ungheria e Slovacchia, legati all’interruzione delle forniture di greggio attraverso l’oleodotto Druzhba. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, il collegamento sarebbe stato riparato e le consegne verso l’Ungheria dovrebbero riprendere. Dopo questo sviluppo, Orban ha annunciato il ritiro del veto, aprendo la strada allo sblocco delle decisioni europee.
Il confronto tra Budapest e Kiev resta comunque molto duro. I rapporti erano già compromessi dalla questione della minoranza magiara nella regione ucraina della Transcarpazia e si sono ulteriormente deteriorati durante la campagna elettorale ungherese. La Commissione europea aveva inviato anche una missione tecnica per chiarire la situazione sull’oleodotto, ma senza diffondere dettagli sulle verifiche svolte.
Dopo il capitolo dedicato all’Ucraina, i leader passeranno al Medio Oriente. Al centro della discussione ci saranno gli effetti della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz sull’approvvigionamento energetico dell’Europa. La Commissione ha già presentato una comunicazione con possibili misure di risposta, lasciando però ai governi nazionali ampi margini di scelta su come intervenire.
Tra le ipotesi esaminate a Bruxelles non figurano più le proposte più controverse, come la possibilità di raccomandare almeno un giorno di telelavoro alla settimana per ridurre i consumi. L’attenzione dei governi si concentra adesso soprattutto sulla tenuta delle forniture, sui prezzi dell’energia e sulla capacità dell’Unione di affrontare una crisi nata fuori dai suoi confini ma con effetti diretti sul mercato europeo.
Nel dibattito entrerà anche l’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea, che prevede assistenza reciproca tra Stati membri in caso di attacco. Il tema è tornato d’attualità mentre cresce l’incertezza sul ruolo della Nato. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha avviato un’esercitazione diplomatica per verificare come rendere più concreta l’applicazione di questa clausola.
La mattinata di venerdì sarà invece interamente dedicata al nuovo bilancio pluriennale dell’Ue. Dopo l’intervento della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, i leader entreranno nel merito del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, un negoziato considerato decisivo perché dovrà conciliare nuove spese, difesa, priorità strategiche e risorse disponibili.
Lo scontro politico resta netto. I Paesi del Nord, con Germania e Olanda in prima fila, spingono per contenere i costi e guardano con favore a possibili tagli alla politica agricola comune e ai fondi di coesione. I Paesi mediterranei, insieme alla Francia, chiedono invece più risorse senza sacrificare i capitoli di spesa più sensibili sul piano sociale ed economico.
Tra le strade considerate meno divisive c’è la creazione di nuove risorse proprie dell’Unione, cioè entrate dirette per le istituzioni europee. Restano invece molto più controverse le altre opzioni, dall’aumento dei contributi nazionali fino a nuovo debito comune sul modello di Next Generation Eu. Il tema degli eurobond continua a dividere profondamente gli Stati membri, soprattutto quelli del Nord.
La presidenza cipriota avrà un ruolo centrale nella fase successiva del negoziato, perché dovrà tradurre il confronto politico di questi giorni nella cosiddetta negobox, il documento destinato a raccogliere cifre e possibili punti di equilibrio. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un compromesso prima delle presidenziali francesi dell’aprile 2027, ma il percorso si annuncia lungo e complesso.
Nell’ultima parte del summit i leader europei incontreranno i rappresentanti di Siria, Egitto, Libano, Giordania e il segretario del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Il confronto servirà a fare il punto sulla guerra in Iran e soprattutto sulla situazione in Libano, colpito duramente nelle ultime settimane. La chiusura dei lavori è prevista per il pomeriggio di venerdì.
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