Mamma e figlia morte a Pietracatella, ritardi sulle autopsie e nuovi interrogatori in arrivo

Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi sono morte dopo un malore a casa forse per avvelenamento, ma gli esami decisivi tardano. Le analisi non sono complete e la Procura rinvia gli interrogatori mentre emergono nuovi dettagli.

Pietracatella
Mamma e figlia morte a Pietracatella, ritardi sulle autopsie e nuovi interrogatori in arrivo

Non è ancora arrivata la risposta definitiva sulle morti di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, trovate in gravi condizioni nella loro abitazione di Pietracatella, in provincia di Campobasso, pochi giorni dopo Natale e poi decedute in ospedale.

Gli esami autoptici, eseguiti il 31 dicembre 2025 all’ospedale Cardarelli di Campobasso, non sono stati ancora completati. La relazione finale non è pronta e servirà altro tempo per chiarire le cause precise del decesso.

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La Procura di Larino continua a indagare con l’ipotesi di omicidio premeditato, ma per avere un quadro completo mancano ancora alcuni risultati tecnici ritenuti decisivi.

Analisi in ritardo e tracce di ricina

Il medico legale Pia Benedetta De Luca ha chiesto una proroga di un mese per consegnare il documento conclusivo. Il termine iniziale, fissato in 90 giorni, è scaduto senza che tutti gli accertamenti fossero disponibili.

Il ritardo è legato soprattutto alla mancata consegna degli esiti di diversi esami di laboratorio sui campioni biologici. Le analisi sono state affidate a più centri e non tutti hanno ancora inviato i risultati.

Tra i dati già acquisiti c’è però un elemento chiave: il Centro antiveleni di Pavia ha rilevato la presenza di ricina nel sangue di entrambe le vittime, una sostanza altamente tossica che rafforza la pista dell’avvelenamento.

Indagini e nuove audizioni

In attesa degli esiti definitivi, gli investigatori proseguono con gli accertamenti. Nei prossimi giorni potrebbero essere nuovamente ascoltati il padre delle due vittime, commercialista ed ex sindaco del paese, e la figlia maggiore di 19 anni, che la sera in cui si è verificato il malore non era in casa.

Intorno alla vicenda si fanno strada anche ipotesi su possibili tensioni all’interno della famiglia. Alcuni parenti hanno suggerito che il possibile obiettivo potesse essere l’intero nucleo familiare.

Parallelamente, i legali dei medici finiti sotto indagine puntano a escludere responsabilità sanitarie. Secondo la difesa, quanto accaduto si sarebbe verificato prima dell’arrivo in ospedale e la natura dell’avvelenamento non avrebbe consentito una diagnosi immediata in pronto soccorso.