Mamma e figlia morte a Pietracatella, la svolta della ricina porta all'ipotesi di omicidio

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte dopo un malore in casa a Pietracatella, inizialmente attribuito a cibo contaminato ma ora collegato alla presenza di ricina, che ha spinto la Procura a indagare per omicidio.

Pietracatella
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Quella che all’inizio sembrava una intossicazione alimentare si è trasformata in un’indagine per duplice omicidio. A Pietracatella, in provincia di Campobasso, la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta pochi giorni dopo il Natale 2025, è ora al centro di nuovi accertamenti.

Le analisi eseguite nei mesi successivi avrebbero rilevato tracce di ricina, una sostanza altamente tossica. Questo elemento ha spinto gli investigatori a rivedere completamente quanto accaduto in quella casa, aprendo un fascicolo per omicidio premeditato.

Le due vittime appartenevano a una famiglia conosciuta nel paese. Sara, 15 anni, frequentava il liceo classico ed era descritta come una studentessa riservata. La madre Antonella, 50 anni appena compiuti, lavorava insieme al marito nello studio di famiglia.

Il malore dopo il pranzo e la morte in ospedale

Tutto è iniziato dopo un pasto condiviso nei giorni successivi alle festività natalizie. I primi sintomi avevano fatto pensare a un semplice problema alimentare, ma la situazione è precipitata rapidamente, soprattutto per la ragazza.

Sara è stata trasportata all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove è morta il 27 dicembre. Poco dopo è deceduta anche la madre, colpita da disturbi simili. Il padre, Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco del paese, si è sentito male ma è sopravvissuto con sintomi meno gravi.

In casa vive anche un’altra figlia, Alice, 19 anni, che però non si trovava nell’abitazione al momento dei fatti. La famiglia era considerata un punto di riferimento per la comunità locale, composta da circa 1.200 abitanti.

Per mesi si è parlato di alimenti contaminati. La scoperta della possibile presenza di veleno ha cambiato il quadro, spingendo gli inquirenti a verificare ogni dettaglio per capire come la sostanza sia stata introdotta e chi possa esserne responsabile.

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