Anziano morto nel seminterrato, il figlio si difende e racconta anni di violenze

Giuseppe Alberti respinge le accuse sulla morte del padre Luigi, trovato senza vita nel seminterrato di casa a Castel San Giovanni. L’uomo racconta anni di violenze subite e spiega perché lo tenevano chiuso.

Castel San Giovanni
Anziano morto nel seminterrato, il figlio si difende e racconta anni di violenze

Giuseppe Alberti nega ogni responsabilità nella morte del padre Luigi, l’anziano trovato senza vita nel seminterrato della loro abitazione a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. Arrestato insieme alla madre cinque mesi dopo il ritrovamento del corpo, l’uomo ha ricostruito i fatti durante un lungo interrogatorio davanti al giudice e al pubblico ministero.

Secondo la sua versione, non ci sarebbe stato alcun pestaggio né un gesto volontario. Alberti sostiene di aver assistito il padre come poteva e di averlo trovato morto al rientro dal lavoro. «Quella sera gli ho dato da mangiare e poi sono uscito, quando sono tornato era già senza vita», ha dichiarato.

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Durante l’interrogatorio, durato circa quattro ore, il figlio ha raccontato una storia familiare segnata da tensioni e violenze. «Per anni ha picchiato me, mia madre e mio fratello», ha spiegato, ribadendo però di non aver mai maltrattato l’anziano.

La versione del figlio e i punti contestati

Al centro delle indagini ci sono anche le condizioni in cui viveva Luigi Alberti. Il figlio ha giustificato la decisione di tenerlo nel seminterrato come una misura di sicurezza legata ai problemi di salute dell’uomo, tra difficoltà di orientamento e mobilità ridotta. Secondo la difesa, il rischio era che potesse uscire di casa e finire in situazioni pericolose.

La presenza di una rete metallica davanti al bagno, così come l’isolamento nel locale sotterraneo, rientrerebbero quindi in questa logica di protezione. Anche le ferite rilevate sul corpo, tra cui un segno sotto l’occhio, sarebbero state causate da cadute accidentali e non da aggressioni.

Le tracce di sangue trovate nello scantinato, ha aggiunto Alberti, sarebbero riconducibili all’assunzione di farmaci anticoagulanti da parte del padre. Un’ulteriore caduta sarebbe avvenuta il giorno prima della morte, tanto da rendere necessario cambiare gli abiti dell’uomo.

Il trasferimento del corpo dal seminterrato al letto al piano superiore, invece, sarebbe stato fatto per restituire dignità al familiare dopo il decesso. La difesa ha inoltre riferito che erano state avviate pratiche con i servizi sociali per inserire l’anziano in una struttura sanitaria.

Al termine dell’interrogatorio, l’avvocato ha chiesto la revoca della misura cautelare. Il giudice e il pubblico ministero dovranno decidere entro cinque giorni. Intanto la madre, indagata per sequestro di persona e maltrattamenti, resta ai domiciliari dopo un malore che ha richiesto il ricovero in ospedale.