Chi è Clément Turpin, l'arbitro di Bosnia-Italia tra precedenti e carriera internazionale

Clément Turpin arbitrerà Bosnia-Italia decisiva per il Mondiale dopo il precedente negativo del 2022. Il francese, già protagonista in grandi finali europee, torna a dirigere gli Azzurri con un passato che include anche una vicenda insolita.

Bosnia-Italia
Chi è Clément Turpin, l'arbitro di Bosnia-Italia tra precedenti e carriera internazionale

L’Italia affronta la Bosnia martedì 31 marzo nello spareggio di Zenica che vale l’accesso al Mondiale. A dirigere la gara sarà Clément Turpin, arbitro francese di 43 anni chiamato per una sfida decisiva per il futuro della Nazionale.

Per Turpin si tratta di un ritorno in una partita pesante per gli Azzurri. Il suo nome è legato anche alla semifinale playoff del 2022 contro la Macedonia del Nord, conclusa con una sconfitta che ha escluso l’Italia dalla Coppa del Mondo in Qatar.

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Nonostante quel precedente, il direttore di gara vanta un profilo di alto livello nel panorama internazionale. È diventato arbitro FIFA a soli 27 anni, il più giovane francese a raggiungere questo traguardo, costruendo poi una carriera ricca di appuntamenti prestigiosi.

Finali europee e precedenti con l’Italia

Nel suo curriculum figurano alcune delle partite più importanti del calcio europeo. Nel 2021 ha arbitrato la finale di Europa League tra Villarreal e Manchester United, mentre l’anno successivo è stato scelto per la finale di Champions League tra Liverpool e Real Madrid.

Ha diretto anche sfide italiane di primo piano, come la semifinale di Champions League 2023 tra Inter e Milan e una recente gara di Europa League tra Milan e Roma. L’ultimo incrocio con la Nazionale risale al 14 ottobre scorso, quando ha arbitrato Italia-Israele, terminata 3-0 per gli Azzurri.

Fuori dal campo, Turpin è stato coinvolto in una vicenda singolare nel 2019. Dopo una gara di Champions tra Juventus e Ajax, si è ritrovato intestatario a sua insaputa di un’auto utilizzata da narcotrafficanti per trasportare droga, armi e oltre un milione e mezzo di euro. Il caso si è poi chiarito: si trattava di un furto di identità e l’arbitro non aveva alcun legame con l’attività criminale.