Italia nega agli Stati Uniti l'uso della base di Sigonella
Italia rifiuta agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella dopo un piano di volo non autorizzato. Gli aerei Usa diretti in Medio Oriente avevano già decollato senza consultare i vertici italiani, spingendo il governo a intervenire.
L’Italia ha deciso di non concedere agli Stati Uniti l’utilizzo della base militare di Sigonella dopo aver scoperto un piano di volo non autorizzato. La vicenda, rimasta riservata per alcune ore, riguarda alcuni velivoli americani diretti verso il Medio Oriente che prevedevano uno scalo in Sicilia senza aver ottenuto il via libera necessario.
A ricostruire quanto accaduto sono state le comunicazioni interne alle forze armate. Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, è stato informato dall’Aeronautica militare dell’arrivo imminente degli aerei. Il piano di volo era già operativo quando è stato segnalato, senza che fosse stata avviata alcuna consultazione preventiva con le autorità italiane.
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La verifica immediata ha escluso che si trattasse di attività di routine o di semplice supporto logistico. Proprio per questo motivo, quei movimenti non rientravano negli accordi bilaterali che regolano l’uso delle basi italiane da parte delle forze statunitensi.
Stop deciso dopo la mancata autorizzazione
Un elemento determinante riguarda il cosiddetto “caveat” operativo legato a quei velivoli, che ne limita l’atterraggio alle sole situazioni di emergenza. Non essendo stato dichiarato alcun motivo urgente, la richiesta implicita contenuta nel piano di volo è stata considerata non valida.
Su indicazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, Portolano ha quindi comunicato al comando statunitense il rifiuto italiano. Gli aerei non potevano atterrare a Sigonella sia per l’assenza di autorizzazione sia per la mancata informazione preventiva ai vertici militari italiani.
La decisione ha inevitabili riflessi nei rapporti tra Roma e Washington. Sul piano politico, la scelta è stata difesa come una presa di posizione coerente con gli accordi vigenti e con il rispetto delle procedure stabilite per l’utilizzo delle infrastrutture militari italiane.
Tra le reazioni, quella di Carlo Calenda che ha definito corretto il rifiuto, sottolineando come non ci siano motivi per concedere l’uso delle basi al di fuori delle regole condivise, soprattutto in operazioni che potrebbero avere implicazioni belliche.