Denise Pipitone, Piera Maggio rompe il silenzio su una nuova segnalazione
Piera Maggio parla di Denise Pipitone e di una nuova segnalazione arrivata dall’estero pochi giorni fa, mentre la famiglia continua a cercare la verità dopo 22 anni senza risposte.
A ventidue anni dalla scomparsa di Denise Pipitone, la bambina sparita il 1° settembre 2004 a Mazara del Vallo, la famiglia non ha mai smesso di cercare risposte. La madre, Piera Maggio, è tornata a parlare pubblicamente per chiarire alcune ricostruzioni circolate negli ultimi giorni, legate a un presunto nuovo testimone.
Durante l’intervento televisivo, Piera ha spiegato di non aver mai rilasciato dichiarazioni dettagliate su questa nuova figura e ha denunciato la diffusione di frasi attribuitele senza fondamento. La sua presenza è servita a fare chiarezza su quanto realmente detto e su ciò che invece è stato distorto.
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In oltre due decenni, la vita della famiglia è stata segnata da un’assenza costante. «Non abbiamo mai avuto un momento di serenità», ha raccontato. Le segnalazioni continuano ad arrivare, anche dall’estero: l’ultima, ha spiegato, è recente e ha spinto a chiedere verifiche più approfondite.
Accanto alle piste da controllare, restano anche le difficoltà legate alla diffusione di notizie false e commenti offensivi. La famiglia ha avviato diverse azioni legali contro chi ha diffuso accuse o contenuti ritenuti lesivi. «Davanti a un giudice dovranno sostenere quello che scrivono», ha detto, chiedendo rispetto per il dolore vissuto.
Sulla vicenda del cosiddetto super testimone, Piera ha chiarito di non essere stata informata ufficialmente e di non avere elementi concreti. Negli anni, una delle piste più seguite è stata quella legata a un gruppo rom, aperta poche settimane dopo la scomparsa. Più volte lei e il legale si sono recati a Milano per verifiche, senza però arrivare a risultati definitivi.
Dubbi e interrogativi non sono mai stati archiviati. «Non ci siamo mai fermati», ha ribadito, spiegando che nessuna pista ha portato finora a una verità certa, ma che le incertezze restano ancora oggi.
Il dolore, ha aggiunto, è difficile da comprendere per chi non lo vive in prima persona. «Nessuno può mettersi nei panni di una madre che cerca sua figlia», ha detto, invitando chi interviene pubblicamente sulla vicenda a mantenere equilibrio e rispetto.
Accanto a lei, anche il padre di Denise, Pietro Pulizzi, ha confermato la volontà di andare avanti: si è costituito parte civile nei procedimenti aperti e ha ribadito che la famiglia non ha intenzione di arrendersi nella ricerca della verità.