Delitto di Garlasco, dubbi su orario e ingresso nella villetta Poggi
Alberto Stasi torna al centro del caso Garlasco mentre emergono dubbi su orario e ingresso dell’assassino legati alle nuove consulenze. Un dettaglio sul muretto della villetta riapre la ricostruzione.
A distanza di anni dal delitto di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna a far discutere per una serie di elementi che riguardano tempi e modalità dell’omicidio. Le dichiarazioni dell’avvocata Giada Bocellari, difensore di Alberto Stasi, rilanciano questioni già emerse ma oggi sostenute da nuove analisi e approfondimenti tecnici.
Al centro del confronto c’è la fascia oraria in cui sarebbe avvenuto il delitto. Secondo quanto chiarito dalla legale, non sarebbe stato il giudice a stabilire con precisione l’intervallo tra le 9:12 e le 9:35, ma l’accusa a proporre una ricostruzione poi valutata in sede processuale. L’orario, quindi, resterebbe una stima investigativa e non un dato certo.
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Proprio su questo punto si concentra una delle principali critiche della difesa, che contesta il metodo con cui è stata individuata la finestra temporale. Secondo Bocellari, quella collocazione sarebbe stata costruita anche in relazione all’assenza di un alibi dell’imputato, più che su riscontri scientifici inequivocabili.
Le recenti consulenze medico-legali aggiungono ulteriori elementi di incertezza. Le valutazioni indicano la possibilità che la morte non sia stata immediata, ma preceduta da una fase di agonia. Questo dettaglio modifica la lettura complessiva della dinamica, ampliando i margini temporali e rendendo meno rigida la ricostruzione finora adottata.
Parallelamente, resta aperto il capitolo delle analisi informatiche sui dispositivi di Stasi e della vittima. La relazione depositata dal perito Paolo Dal Checco non è stata ancora resa pubblica nei dettagli, ma potrebbe offrire nuovi spunti utili agli investigatori.
Un altro elemento riguarda le modalità di accesso alla villetta. Secondo la difesa, non è certo che la vittima abbia aperto la porta al suo aggressore. Si fa strada l’ipotesi di un ingresso autonomo, favorito anche da una porta non chiusa a chiave o da un accesso alternativo dall’esterno.
In questo quadro assume rilievo il danneggiamento di un tratto del muretto della casa. Il particolare, considerato secondario in passato, viene ora riletto come possibile indizio: qualcuno potrebbe averlo scavalcato o forzato per entrare senza essere visto. Secondo quanto riferito dalla famiglia, prima della loro partenza il muretto risultava integro.
Restano poi interrogativi su una bicicletta segnalata nei pressi dell’abitazione poco prima delle 9:10, mentre l’antifurto risulta disattivato alle 9:12. Un intervallo di pochi minuti che lascia aperte diverse ipotesi: un errore nella testimonianza oppure una presenza già all’interno della casa prima dell’orario finora considerato.
Infine, continua a far discutere il comportamento dell’autore del delitto dopo l’aggressione. L’assenza di tracce evidenti, dell’arma e degli abiti utilizzati alimenta dubbi sulla possibilità di una pulizia completa in tempi così rapidi, un aspetto che resta al centro del confronto tra consulenti e investigatori.