Domenico Caliendo, richiesta di risarcimento al Monaldi e accuse di silenzio

Domenico Caliendo è morto dopo un trapianto di cuore fallito al Monaldi e la famiglia chiede 3 milioni di risarcimento denunciando il silenzio dell’ospedale. I genitori segnalano anche gravi carenze nei rapporti con la struttura.

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Domenico Caliendo, richiesta di risarcimento al Monaldi e accuse di silenzio

Domenico Caliendo è deceduto lo scorso febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo un trapianto di cuore non riuscito eseguito il 23 dicembre. A distanza di settimane, oltre all’indagine penale già avviata, i familiari hanno promosso anche un’azione civile chiedendo un risarcimento di tre milioni di euro.

Secondo quanto riferito dal legale Francesco Petruzzi, la famiglia ha tentato una soluzione senza ricorrere al tribunale, inviando una proposta all’Azienda Ospedaliera dei Colli. L’obiettivo era evitare un lungo processo. Tuttavia, dalla struttura non sarebbe arrivata alcuna risposta, né un rifiuto motivato né una proposta alternativa.

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L’avvocato denuncia un atteggiamento che definisce privo di riscontro e già riscontrato durante il ricovero del bambino. La famiglia, infatti, lamenta difficoltà nei contatti con l’ospedale anche nella fase clinica, descrivendo comunicazioni frammentarie e poco chiare.

Nel documento diffuso dal legale, i genitori rivendicano il diritto a ottenere un risarcimento, sottolineando che la legge tutela chi subisce danni da presunti errori sanitari. Il risarcimento, spiegano, riguarda non solo il danno fisico ma anche quello morale e la perdita del rapporto con il figlio.

La richiesta economica viene distinta dal procedimento penale: per la famiglia si tratta di un diritto autonomo, che non dipende dall’esito delle indagini. Il mancato riscontro da parte dell’ospedale viene interpretato come un ulteriore rifiuto a confrontarsi sulla vicenda.

Nello stesso periodo, secondo il legale, la direzione sanitaria avrebbe contattato i genitori proponendo un gesto simbolico, come la piantumazione di un albero. Un’iniziativa che la famiglia ha accolto con sorpresa, ritenendola in contrasto con l’assenza di risposte sulla richiesta di risarcimento.

La difesa ritiene che la responsabilità civile della struttura sia fondata e pronta a essere accertata in sede giudiziaria. In caso di processo, non si esclude anche un passaggio alla Corte dei Conti qualora emergessero costi aggiuntivi per la spesa pubblica.

Nel racconto dei familiari emergono anche criticità nella gestione delle fasi finali della malattia. In particolare, viene contestata l’assenza di alcune figure previste durante gli incontri decisionali, come il supporto psicologico e il bioeticista.

Infine, la famiglia ha chiesto un intervento diretto della Regione Campania, sollecitando verifiche sulla gestione dell’ospedale e invocando un cambio nella dirigenza. Al centro resta la richiesta di giustizia per la morte del bambino.