Trump tra negoziati e tensioni militari, Kharg al centro dello scontro
Donald Trump rilancia i contatti con l’Iran mentre crescono tensioni su Kharg, nodo petrolifero strategico. Sul terreno arrivano truppe Usa e Teheran rafforza le difese con missili e mine lungo le coste.
Gli Stati Uniti e l’Iran restano su un filo sottile tra diplomazia e possibile confronto armato. Donald Trump parla di negoziati in corso e di un accordo non lontano, ma sul campo continuano i preparativi militari che alimentano il rischio di un’escalation.
L’attenzione si concentra sull’isola di Kharg, punto chiave per l’export petrolifero iraniano nello Stretto di Hormuz. Qui passa gran parte del greggio diretto ai mercati globali, in una fase in cui Teheran ha già limitato i traffici nella zona.
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Washington ha disposto l’invio di circa mille soldati dell’82ª Divisione aviotrasportata, che si aggiungono a oltre duemila Marines già pronti nella regione. Movimenti che, secondo fonti iraniane, potrebbero anticipare un’operazione mirata proprio sull’isola.
Teheran non resta ferma. Il dispositivo difensivo è stato rafforzato con nuovi reparti e sistemi antiaerei portatili. Le coste sono state inoltre minate per ostacolare eventuali sbarchi anfibi. Un segnale chiaro: l’effetto sorpresa non è più possibile.
Dai vertici politici arrivano avvertimenti netti. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, parla di possibili piani per occupare un’isola iraniana e minaccia ritorsioni contro le infrastrutture dei Paesi coinvolti in un eventuale attacco.
Nonostante i contatti indiretti, l’Iran continua a negare l’esistenza di veri negoziati. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi descrive i rapporti come un semplice scambio di messaggi attraverso intermediari, tra cui il Pakistan, indicato come possibile mediatore.
L’isola di Kharg era già stata colpita il 13 marzo da bombardamenti statunitensi che hanno distrutto le difese senza toccare gli impianti energetici. Un eventuale controllo dell’area darebbe agli Stati Uniti una leva decisiva sull’economia iraniana.
Sul tavolo c’è anche un piano in 15 punti avanzato da Washington, giudicato eccessivo da Teheran, soprattutto per la richiesta di limitare il programma missilistico. Tuttavia, la pressione militare potrebbe spingere l’Iran a riconsiderare alcune posizioni.
Dalla Casa Bianca arrivano messaggi alterni. La portavoce Karoline Leavitt parla di volontà di pace ma avverte che, senza un cambio di rotta, gli Stati Uniti sono pronti a colpire con forza ancora maggiore.
Intanto, il calendario politico si adatta alla crisi. Il viaggio di Trump in Cina è stato rinviato a metà maggio e il presidente ha scelto di non partecipare alla conferenza dei conservatori americani. Sullo sfondo, prende forma l’ipotesi di una tregua temporanea, mentre Israele intensifica le operazioni per consolidare i propri obiettivi prima di un possibile stop.