Meloni spinge per le dimissioni di Santanchè dopo il caso Delmastro
Giorgia Meloni chiede le dimissioni di Daniela Santanchè dopo il passo indietro di Delmastro e Bartolozzi, travolti dalle polemiche. La premier accelera dopo il referendum bocciato, mentre crescono le tensioni nella maggioranza.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sollecitato un passo indietro anche per la ministra del Turismo Daniela Santanchè, dopo le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. La richiesta è arrivata con una nota ufficiale di Palazzo Chigi, diffusa in serata.
Delmastro ha lasciato l’incarico al termine di un incontro al ministero della Giustizia con il ministro Carlo Nordio. La decisione è maturata dopo le polemiche legate al caso della bisteccheria collegata a persone vicine al clan Senese. In una dichiarazione, il sottosegretario ha ammesso una leggerezza, rivendicando però il proprio impegno contro la criminalità.
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Subito dopo le dimissioni, dai vertici di Fratelli d’Italia è partito un messaggio chiaro alla ministra Santanchè: la situazione è diventata difficile da sostenere. Secondo quanto emerge, la risposta sarebbe stata negativa, con la ministra intenzionata a restare al suo posto nonostante le pressioni.
La presa di posizione di Meloni è arrivata al termine di una giornata segnata da riunioni con i dirigenti del partito. Sul tavolo, la gestione delle conseguenze politiche del referendum sulla giustizia, che ha visto prevalere il No, e la necessità di chiudere rapidamente le vicende interne più delicate.
Nel comunicato ufficiale, la premier ha ringraziato Delmastro e Bartolozzi per il lavoro svolto, indicando però una linea precisa: lo stesso comportamento dovrebbe essere seguito anche dalla ministra del Turismo. Un passaggio che segna una svolta nei rapporti interni alla maggioranza.
Il caso si inserisce in un momento delicato per il governo, anche alla vigilia del question time alla Camera del ministro Nordio, chiamato a riferire proprio sulla vicenda. Tra i timori emersi, anche la possibile diffusione di nuovi elementi, tra cui intercettazioni, in sede parlamentare.
Meloni ha seguito direttamente l’evolversi della situazione, mantenendo contatti con Delmastro e informando gli alleati della decisione. La scelta è maturata all’indomani della bocciatura referendaria sulla riforma della giustizia, respinta con il 53,7% dei voti.
Non sono previsti incontri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella né iniziative come un voto di fiducia in Parlamento. Dal resto dell’esecutivo prevale il silenzio, con poche eccezioni: il ministro Roberto Calderoli ha ribadito che il percorso sull’autonomia prosegue senza rallentamenti.
Fino all’ultimo, il ministro Nordio aveva difeso Delmastro, dicendosi convinto che avrebbe chiarito la propria posizione. Sul referendum, lo stesso Guardasigilli ha rivendicato la responsabilità politica del risultato, trattandosi di una riforma legata al suo nome.