Carlo Verdone torna al cinema e critica la scrittura dei film di oggi
Carlo Verdone torna al cinema con un nuovo film dopo la serie Vita da Carlo, ma ammette che il passaggio è stato complicato. Alla base, spiega, c’è anche una crisi nella scrittura che pesa sull’affluenza nelle sale.
Carlo Verdone riparte dal cinema con “Scuola di seduzione”, disponibile dal 1° aprile su Paramount+, ma il ritorno dietro la macchina da presa non è stato immediato. Dopo quattro stagioni della serie “Vita da Carlo”, il regista racconta di aver affrontato dubbi e timori legati al cambio di ritmo tra televisione e grande schermo.
«Con una serie hai più spazio, puoi allargarti e sperimentare. Un film invece richiede precisione e sintesi», spiega. La necessità di concentrare una storia in meno di due ore lo ha costretto a rivedere il metodo di lavoro a cui si era abituato negli ultimi anni.
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Il nuovo progetto segue le vicende di sei personaggi alle prese con fragilità personali e relazioni complicate. Tutti si affidano a una love coach per provare a rimettere ordine nella propria vita sentimentale, in un contesto segnato anche dall’influenza delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale.
L’idea nasce da un articolo letto sulla stampa britannica, che raccontava di psicologi impegnati ad aiutare persone con problemi di autostima. «È una realtà molto diffusa: c’è chi vuole recuperare un rapporto, chi salvare un matrimonio, chi semplicemente stare meglio con sé stesso», racconta Verdone.
Nel cast figurano diversi volti noti, tra cui Karla Sofía Gascón, che ha lavorato sul ruolo anche attraverso lo studio della lingua italiana. L’attrice scherza sull’esperienza: «Il miglior insegnante è stato Carlo, è un simbolo di Roma». Il suo coinvolgimento nasce da un contatto inatteso durante un soggiorno a Ischia.
Durante la presentazione del film, Verdone ha parlato anche delle difficoltà del settore. Secondo lui, il pubblico si è progressivamente allontanato dalle sale rispetto a quindici anni fa. La causa principale? «La scrittura. Serve più attenzione nelle sceneggiature, oggi c’è troppa superficialità e questo si paga».
Il regista cita esempi recenti di successo per sostenere la sua tesi: film apprezzati dal pubblico perché costruiti su storie solide. Allo stesso tempo, lancia un allarme sul calo delle produzioni, soprattutto quelle indipendenti.
«Si girano meno film, ed è un problema per i nuovi talenti», osserva. Secondo Verdone, il rinnovamento passa proprio dalle opere a basso budget, come accadde con il suo esordio “Un sacco bello”, realizzato con mezzi limitati ma con una sceneggiatura forte alle spalle.