Elena Sofia Ricci torna a teatro e racconta famiglia, padre e figli
Elena Sofia Ricci torna a teatro con una nuova commedia e racconta perché ha cambiato sguardo su famiglia e passato. Dalla riscoperta del padre alla maternità, l’attrice ripercorre scelte e svolte personali.
Dopo oltre quarant’anni, Elena Sofia Ricci torna a recitare in una commedia teatrale. Sul palco interpreta Araminte, una vedova benestante che si innamora di un uomo più giovane. Una storia che, ancora oggi, suscita qualche diffidenza, ma che l’attrice legge con occhi diversi rispetto al passato.
Un tempo anche lei avrebbe giudicato una relazione simile. Poi la vita l’ha costretta a rivedere molte convinzioni. «Pensavo fosse impensabile diventare madre a quarant’anni», racconta. Invece ha avuto sua figlia Maria a 43 anni. Col tempo ha imparato a essere più indulgente, soprattutto con se stessa.
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Ripercorrendo l’infanzia, Ricci ricorda gli anni a Firenze, cresciuta principalmente con la nonna Angela. La madre, separata dal marito, si era trasferita a Roma per lavorare nel cinema come scenografa, tra le prime donne in quel ruolo, ma con poche possibilità economiche per portare con sé la figlia.
È stata proprio la nonna a intuire la sua vocazione artistica. Iscritta a danza quasi per caso, se ne appassionò subito. Da bambina organizzava piccoli spettacoli in casa, coinvolgendo i cugini. La perdita della nonna, a 14 anni, ha lasciato un segno profondo, tanto da ispirare il nome del personaggio di Suor Angela.
Nel racconto della sua vita, l’attrice parla anche del rapporto con le figlie. Ammette di aver vissuto la maternità con grande intensità, quasi come un progetto da costruire a tutti i costi. «Forse ho messo troppa pressione», riconosce. La carriera, invece, è arrivata con più leggerezza. Nonostante tutto, si dice orgogliosa delle sue due figlie, nate da relazioni importanti.
Non nasconde però le difficoltà: essere una madre molto presente e famosa può pesare. Per anni si è sentita in dovere di chiedere scusa per lo spazio occupato dalla sua notorietà, cercando un equilibrio tra lavoro e famiglia.
Un passaggio decisivo della sua vita riguarda il rapporto con il padre. Per lungo tempo lo ha visto come una figura negativa, quasi un nemico. Poi, intorno ai trent’anni, grazie a un percorso di psicoterapia, ha iniziato a mettere in discussione quell’immagine. «Non era un mostro, ma un uomo fragile», racconta oggi.
Oggi Ricci si sente in una fase nuova. Ha ripreso a ballare, si percepisce più energica e con una voglia rinnovata di creare. Una forma di giovinezza diversa, inattesa. Al centro dei suoi pensieri resta la crescita delle figlie, che guarda con orgoglio mentre diventano adulte.