Natalie Portman cambia rotta e punta su film per i figli e le nuove generazioni
Natalie Portman racconta come la maternità abbia cambiato le sue scelte professionali spingendola verso film pensati per i figli e le nuove generazioni, tra cui il progetto animato Arco realizzato dopo cinque anni di lavoro.
Per Natalie Portman oggi il cinema ha un obiettivo preciso: realizzare storie che possano essere viste dai suoi figli e che contribuiscano a immaginare un mondo più vivibile. L’attrice premio Oscar, 44 anni, racconta come la maternità abbia inciso profondamente sulle sue scelte artistiche.
Fin dagli inizi, quando era una giovane interprete, non si era mai dedicata davvero a racconti pensati per l’infanzia. Fa eccezione la saga di Star Wars, che intercettava anche un pubblico più giovane. Ora però vuole cambiare direzione e tornare a un tipo di narrazione più vicino ai bambini.
Da qui nasce il coinvolgimento in Arco, lungometraggio animato candidato agli Oscar 2026, attualmente nelle sale. Portman non si è limitata al doppiaggio ma ha partecipato anche alla produzione del film, diretto dal francese Ugo Bienvenu.
Il regista ha spiegato che la collaborazione con l’attrice ha influenzato in modo decisivo lo sviluppo del progetto, ambientato nel futuro e ispirato all’immaginario di Miyazaki. Un lavoro lungo, durato cinque anni, che ha richiesto tempo e dedizione.
Portman ha raccontato anche una curiosità personale: le piacerebbe poter viaggiare nel tempo per vedere cosa accadrà all’umanità. Non tornerebbe però indietro, nemmeno per poco, perché in nessuna epoca le donne hanno davvero vissuto senza limitazioni.
Per l’attrice, il cinema resta uno strumento capace di cambiare lo sguardo delle persone. Guardare un film, dice, aiuta a sviluppare empatia e a riflettere sugli altri, siano esseri umani o animali, capaci anch’essi di provare emozioni come paura, dolore e affetto.
Le storie, secondo Portman, devono offrire speranza e stimolare l’immaginazione. Un messaggio che lega anche al suo impegno civile: immaginare un futuro migliore, meno centrato sull’individualismo e più orientato alla condivisione.
Tra le qualità che sente di aver sviluppato negli ultimi anni c’è la pazienza, fondamentale in progetti complessi come Arco. Anche la vita da madre ha inciso: guardare più volte lo stesso cartone insieme ai figli le ha fatto capire quanto queste storie possano lasciare un segno profondo nelle nuove generazioni.
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