Joe Kent si dimette dal Nctc e attacca la guerra in Iran
Joe Kent si dimette dal National Counterterrorism Center contro la guerra in Iran, sostenendo di non poterla appoggiare. La Casa Bianca lo scarica subito, anche per sospetti sulle fughe di notizie.
Joe Kent ha lasciato l’incarico di direttore del National Counterterrorism Center con una lettera diffusa su X, spiegando di non poter sostenere l’azione militare americana in Iran. Il documento, però, contiene ricostruzioni contestate e ha provocato critiche sia tra i democratici sia tra i repubblicani, spingendo la Casa Bianca a prendere subito le distanze.
Ex ufficiale delle forze speciali con oltre vent’anni di missioni tra Iraq, Afghanistan e Siria, Kent si era avvicinato alla politica sostenendo le tesi di Donald Trump sulle elezioni del 2020. Nel 2022 e nel 2024 ha tentato senza successo la corsa al Congresso nello stato di Washington, sconfitto dalla democratica Marie Gluesenkamp Perez. Nel 2025 era stato scelto per guidare il centro antiterrorismo e confermato dal Senato pochi mesi dopo.
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Nella lettera di dimissioni, Kent collega la morte della moglie Shannon – uccisa nel 2019 in un attentato dell’Isis in Siria – a una guerra che definisce “fabbricata da Israele”. Un passaggio che ha suscitato forti reazioni, perché ribalta la ricostruzione storica della guerra in Iraq del 2003, decisa dall’amministrazione Bush sulla base di informazioni poi rivelatesi infondate sulle armi di distruzione di massa.
Nel testo, Kent accusa Israele di aver trascinato gli Stati Uniti nel conflitto iracheno. Una tesi già circolata in ambienti complottisti, ma smentita dai fatti: all’epoca fu Washington a prendere la decisione, mentre il governo israeliano segnalava il rischio che la caduta di Saddam Hussein rafforzasse l’Iran.
Un altro punto controverso riguarda il raid del 2020 in cui venne ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani. Kent lo cita come esempio di uso mirato della forza da parte di Trump, ma in passato aveva espresso timori opposti, avvertendo che quell’operazione poteva innescare una guerra su larga scala.
Dietro l’uscita di scena non ci sarebbero solo motivi politici. Secondo fonti interne, Kent era da tempo considerato un possibile autore di fughe di notizie riservate. Per questo era stato escluso dai briefing più sensibili e dalle discussioni sull’Iran. La richiesta di rimuoverlo era già stata avanzata ai vertici dell’intelligence mesi prima.
La sua posizione si inserisce nella corrente più radicale del movimento Maga, vicina alle idee di America First e critica verso l’impegno militare all’estero. Già nel 2022 Kent si era opposto agli aiuti all’Ucraina, sostenendo che l’espansione della Nato avesse provocato l’invasione russa.
Nel corso degli anni ha frequentato ambienti legati al paleoconservatorismo e a gruppi nazionalisti online, tra cui i Proud Boys. Questi rapporti avevano creato tensioni anche con altri esponenti dell’amministrazione, in particolare dopo il tentativo di accedere a sistemi dell’Fbi per indagini non autorizzate.