Gino Cecchettin parla del dolore per Giulia e del processo a Filippo Turetta
Gino Cecchettin racconta che la morte di Giulia non trova sollievo in alcuna pena e nasce dal dolore per la perdita della figlia, spiegando come il processo non abbia cambiato nulla e ricordando un momento preciso legato a una fotografia.
Gino Cecchettin è tornato a parlare pubblicamente a Venezia, durante un incontro al Teatro Santa Marta di Ca’ Foscari. Il padre di Giulia ha spiegato che il percorso giudiziario non ha inciso sul suo dolore: la perdita resta immutata e nessuna sentenza può modificarla.
Nel corso dell’intervento ha ricordato anche le parole pronunciate in aula da Filippo Turetta. Ha raccontato che ascoltarle è stato difficile, perché lo portavano a immaginare gli ultimi momenti vissuti dalla figlia. Eppure, ha aggiunto, in alcune circostanze ha provato perfino compassione nei confronti dell’imputato.
Il punto centrale, per Cecchettin, resta un altro. Non è il processo a pesare di più, ma l’assenza quotidiana: non poter più abbracciare Giulia è ciò che continua a ferirlo, mentre tutto il resto passa in secondo piano.
Sul tema del perdono distingue due livelli. Da cittadino ritiene che non si possa parlare di condono, perché le regole condivise vanno rispettate. Sul piano personale, invece, dà al perdono un significato diverso: liberarsi dal dolore senza permettere a chi ha fatto del male di continuare a influire sulla propria vita.
Questo percorso, ha raccontato, è iniziato pochi giorni dopo i fatti. Guardando una fotografia della figlia, ha detto di aver provato soltanto amore. Da lì la scelta di non restare ancorato alla figura dell’autore del delitto e di non lasciare che il pensiero occupi spazio nella sua quotidianità.
Cecchettin ha ribadito che nessuna condanna sarebbe in grado di cambiare il suo stato d’animo, nemmeno la più severa. Per questo preferisce concentrare tempo ed energie su ciò che resta, come gli affetti e i gesti semplici.
Nel suo intervento ha poi allargato lo sguardo ai giovani, osservando come oggi molti ragazzi mostrino una maggiore consapevolezza rispetto al passato. Secondo lui, le nuove generazioni tendono a distinguere meglio tra fragilità e identità personale, superando una visione troppo legata alla competizione e alla performance.