Torino, studentessa aggredita nell'ascensore della residenza universitaria Camplus Moi
Una studentessa a Torino è stata aggredita nell’ascensore della residenza universitaria Camplus Moi da un uomo che l’avrebbe seguita per settimane. Le urla hanno richiamato un amico che è intervenuto fermando la violenza.
Una giovane universitaria è stata vittima di una violenza all’interno della residenza studentesca Camplus Moi di Torino. L’aggressione è avvenuta durante il periodo delle festività natalizie, quando molti studenti erano rientrati nelle città d’origine e la struttura risultava quasi deserta. A interrompere l’attacco sono state le urla della ragazza, sentite da un amico che vive nello stesso complesso.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo, un 32enne ora indagato, avrebbe osservato la studentessa più volte nelle settimane precedenti. Il giorno dell’aggressione l’avrebbe aspettata mentre rientrava dopo aver fatto la spesa, seguendola dall’ingresso della residenza di via Giordano Bruno fino all’ascensore.
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La violenza sarebbe iniziata proprio all’interno della cabina. Quando le porte si sono aperte al secondo piano, la ragazza ha iniziato a gridare con tutta la voce che aveva. Le urla sono state sentite da un amico con cui avrebbe dovuto incontrarsi di lì a poco per pranzo. Il giovane è corso sul pianerottolo e ha trovato l’uomo che stava ancora aggredendo la studentessa.
Il ragazzo è intervenuto subito. Tra lui e l’aggressore è nata una breve colluttazione. Durante lo scontro l’uomo sarebbe arrivato anche a stringere le mani al collo della vittima. Dopo pochi istanti è riuscito a liberarsi e si è dato alla fuga scendendo rapidamente dalle scale.
Subito dopo l’accaduto i due studenti hanno contattato il 112. I carabinieri hanno avviato le indagini partendo dalle immagini delle telecamere presenti nella zona e all’interno della residenza universitaria.
Un elemento lasciato durante la fuga si è rivelato decisivo. Sulle scale è stato trovato un cappellino perso dall’uomo mentre scappava. Gli accertamenti sul Dna hanno confermato che apparteneva al sospettato individuato dagli investigatori.
La studentessa ha raccontato ai carabinieri di aver già notato quell’uomo in precedenza. «Stavo tornando al campus dopo aver fatto la spesa e ho visto questo signore, vestito tutto di nero, che mi fissava», ha spiegato. Non era la prima volta: lo aveva incrociato anche settimane prima in un supermercato e il suo comportamento le era rimasto impresso.
All’interno dell’ascensore l’uomo avrebbe iniziato a rivolgerle domande insistenti, facendole apprezzamenti e chiedendole se fosse fidanzata. La ragazza avrebbe cercato di respingerlo, dicendogli di lasciarla stare e spiegando di essere impegnata. Poco dopo sarebbe partita l’aggressione.
Il racconto dell’amico è stato determinante per la ricostruzione dei fatti. Lo studente ha riferito agli investigatori di aver trovato l’uomo ancora addosso alla ragazza e di aver faticato a separarlo da lei. Le indagini della procura sono ormai concluse e l’udienza preliminare è stata fissata per il mese di giugno.