Petrolio, il G7 libera 400 milioni di barili per fermare i prezzi e ridurre i ricavi della Russia

I Paesi del G7 liberano 400 milioni di barili dalle riserve strategiche per frenare il rincaro del petrolio causato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo è stabilizzare i mercati e limitare i guadagni energetici della Russia.

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Petrolio, il G7 libera 400 milioni di barili per fermare i prezzi e ridurre i ricavi della Russia

I governi occidentali hanno deciso di mettere sul mercato circa 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche. L’intervento, coordinato dall’Agenzia internazionale dell’energia, punta a contenere la corsa dei prezzi e a garantire stabilità ai mercati energetici in una fase di forte tensione.

La misura nasce soprattutto dalle preoccupazioni legate allo Stretto di Hormuz, passaggio marittimo tra Golfo Persico e Oman da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Un eventuale blocco di questa rotta metterebbe in difficoltà l’approvvigionamento globale e spingerebbe rapidamente verso l’alto le quotazioni del greggio.

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Per evitare scossoni immediati, i Paesi del G7 hanno scelto di utilizzare parte delle scorte accumulate per le emergenze. L’obiettivo è immettere sul mercato una quantità sufficiente di petrolio da calmare le tensioni sui prezzi e limitare le ricadute sui costi di carburanti e trasporti per famiglie e imprese.

La decisione ha anche una valenza geopolitica. Con il petrolio caro, infatti, aumentano gli introiti energetici di Mosca, che continua a finanziare la propria economia con le esportazioni di greggio mentre la guerra in Ucraina prosegue. Tenere basse le quotazioni significa ridurre, almeno in parte, queste entrate.

Anche l’Italia partecipa all’operazione mettendo a disposizione una quota delle proprie riserve strategiche. Il governo punta a limitare l’impatto dei rincari sull’economia nazionale, mentre sul piano energetico prosegue il lavoro per ridurre la dipendenza dalle rotte più instabili.

Roma e Bruxelles stanno infatti spingendo sulla diversificazione delle forniture. Tra le priorità c’è l’aumento dei flussi di gas dall’Azerbaigian attraverso il gasdotto TAP e lo sviluppo delle energie rinnovabili, considerate fondamentali per rendere il sistema energetico europeo meno esposto alle crisi internazionali.