Al Bano racconta il sequestro in Iran nel 1973
Al Bano racconta di essere stato trattenuto per un mese a Teheran dopo aver rifiutato di cantare senza garanzie di pagamento. Il cantante pugliese ricorda l’episodio avvenuto nel 1973 durante uno dei suoi viaggi in Iran, allora ancora sotto lo Scià.
Al Bano sostiene di essere stato trattenuto per un mese in un hotel di Teheran durante un viaggio in Iran nel 1973. Il cantante pugliese lo ha raccontato durante una trasmissione radiofonica, ripercorrendo uno degli episodi più difficili vissuti all’estero nella sua carriera.
L’artista era già stato nel Paese due volte prima. Il primo viaggio risale al giugno 1969, quando arrivò nella capitale insieme a Romina Power. All’aeroporto, racconta, ad attenderlo c’erano circa 50mila persone. La polizia li accompagnò direttamente in albergo mentre lungo il tragitto molte auto seguivano il corteo suonando il clacson e cantando i suoi brani.
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Il ritorno avvenne nel 1971, su invito della sorella dello Scià di Persia. Anche in quell’occasione, secondo il cantante, i concerti registrarono grande partecipazione e confermarono la popolarità che aveva conquistato nel Paese.
La situazione cambiò durante la terza visita, nel 1973. Appena atterrato a Teheran, Al Bano si accorse che il clima era diverso rispetto alle volte precedenti. Dopo il trasferimento in albergo, racconta di essere stato di fatto bloccato nella struttura per circa un mese.
Il motivo dello scontro sarebbe stato il rifiuto di esibirsi senza garanzie economiche. Gli organizzatori, secondo la sua versione, non volevano pagare il compenso concordato né restituire l’attrezzatura tecnica che all’epoca gli artisti portavano con sé per i concerti.
Alla domanda se fosse intervenuta la diplomazia italiana, il cantante ha spiegato che non ci fu alcun aiuto ufficiale. A risolvere la situazione, sostiene, fu invece un colonnello legato allo Scià, che dopo aver verificato la vicenda permise la sua liberazione.
Ripensando oggi a quell’episodio, Al Bano collega l’accaduto ai cambiamenti politici e religiosi che in quegli anni stavano attraversando l’Iran. Secondo il cantante, il clima nel Paese stava mutando rapidamente e la sua vicenda sarebbe stata una delle prime conseguenze di quella fase.