Tre pap test negativi e diagnosi tardiva di tumore all'utero, laboratorio condannato a pagare 300mila euro

Una donna di 47 anni muore per un tumore all’utero dopo tre pap test risultati negativi per errore. Il laboratorio che aveva eseguito gli esami risarcirà la famiglia con 300mila euro dopo il ritardo nella diagnosi durato anni.

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Tre pap test negativi e diagnosi tardiva di tumore all'utero, laboratorio condannato a pagare 300mila euro

Tre esami risultati negativi e una diagnosi arrivata troppo tardi. Una donna di 47 anni, di origine albanese ma residente a Lecce, è morta per un tumore all’utero dopo anni di controlli che non avevano segnalato la malattia. Il laboratorio che aveva analizzato i pap test ha riconosciuto l’errore e verserà ai familiari un risarcimento di 300mila euro.

I primi segnali compaiono nel novembre 2016, quando la donna si sottopone a un’ecografia addominale a causa di perdite vaginali abbondanti. Dopo il controllo consulta una ginecologa privata e svolge il primo pap test nello stesso laboratorio che eseguirà anche i successivi. L’esame risulta negativo e viene indicata solo una fibromatosi uterina senza sintomi, con la raccomandazione di ripetere il controllo dopo un anno.

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Nei mesi successivi però i disturbi non passano. A maggio 2017 la paziente torna dalla specialista e si sottopone a un’altra ecografia. Anche in quel caso non emergono immagini considerate sospette. Alla fine dello stesso anno decide di effettuare un secondo pap test, sempre nella stessa struttura. L’esito è di nuovo negativo.

Nel 2018 la donna viene ricoverata in day hospital per ulteriori accertamenti, ma i problemi continuano. Nel febbraio 2019 esegue un terzo pap test nel medesimo laboratorio. Anche questo esame non rileva anomalie.

Poco tempo dopo arriva però una telefonata inattesa: i medici suggeriscono l’asportazione dell’utero. A quel punto la donna si rivolge ad altri specialisti. Con una isteroscopia vengono individuati polipi e, soprattutto, un carcinoma squamocellulare dell’utero.

La paziente affronta due cicli di chemioterapia, uno tradizionale e uno sperimentale. La malattia però è ormai avanzata. Nel novembre 2023, sette anni dopo i primi controlli, la donna muore a 47 anni.

Dopo la morte, i familiari recuperano la documentazione clinica e fanno analizzare nuovamente i pap test in un altro laboratorio. La revisione degli esami rivela che i risultati iniziali erano errati e che il tumore sarebbe potuto emergere molto prima.

L’errore ha ritardato la diagnosi e ridotto le possibilità di cura. Per evitare una sentenza di condanna in tribunale, il laboratorio ha scelto di chiudere la vicenda con un accordo economico, riconoscendo alla famiglia della donna un risarcimento di 300mila euro.