Kelly Wilkinson ignorata dalla polizia quattro giorni dopo il marito la uccide e le dà fuoco

Kelly Wilkinson fu uccisa dal marito dopo aver chiesto aiuto alla polizia. Quattro giorni prima del delitto la 27enne si era presentata in commissariato per denunciare stalking, ma venne invitata a calmarsi e la segnalazione non fu raccolta.

Kelly Wilkinson
Kelly Wilkinson ignorata dalla polizia quattro giorni dopo il marito la uccide e le dà fuoco

Quattro giorni prima di morire, Kelly Wilkinson aveva provato a denunciare il marito per stalking. La giovane, 27 anni, si presentò il 16 aprile 2021 alla stazione di polizia di Southport, nel Queensland, in Australia. Portava con sé documenti per formalizzare la denuncia. Secondo quanto emerso in tribunale, allo sportello le fu detto di calmarsi e che la situazione non era grave.

Ad accompagnarla quel giorno c’era la sorella Danielle Carroll, rimasta in auto davanti alla stazione. Kelly entrò da sola negli uffici ma tornò pochi minuti dopo. Raccontò alla sorella di essere stata liquidata alla reception con un invito a stare tranquilla. In seguito telefonò ad altri due contatti della polizia spiegando lo stesso episodio.

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Quattro giorni dopo, la mattina del 20 aprile, il marito Brian Earl Johnston, 37 anni, la aggredì nella loro casa sulla Gold Coast. L’uomo la colpì ripetutamente con un coltello, poi la cosparse di benzina usando una tanica da venti litri e appiccò il fuoco. Kelly morì nell’abitazione.

L’inchiesta del medico legale ha ricostruito che prima dell’omicidio la donna aveva contattato la polizia almeno quattro volte per segnalare comportamenti persecutori. Era stata classificata come vittima ad alto rischio, una condizione che prevede interventi rapidi e misure di protezione.

Nonostante questo livello di rischio, non fu mai attivato un collegamento con un agente specializzato in violenza domestica e non venne predisposto alcun piano di sicurezza. Inoltre, nel sistema interno della polizia la visita del 16 aprile fu registrata in modo improprio, annotando che la donna stava “usando la polizia” perché aveva già tentato di segnalare il caso in un’altra stazione nello stesso giorno.

Durante l’udienza è emerso anche che otto giorni prima del delitto un agente aveva concesso a Johnston la libertà su cauzione in modo non corretto. Secondo la rappresentante del Centro per la prevenzione della violenza domestica della Gold Coast, Katherine McGree, il 16 aprile rappresentò un’ulteriore occasione mancata per intervenire.

Il centro aveva già trasmesso alla polizia una segnalazione chiedendo di riesaminare la situazione della donna. Il 13 aprile un agente aveva risposto via email invitando Kelly a tornare in commissariato con prove a sostegno della denuncia. Quando lo fece, venne respinta.

Alla luce delle nuove informazioni, il vice medico legale Stephanie Gallagher ha deciso di rinviare l’inchiesta per approfondire la gestione delle segnalazioni precedenti all’omicidio.

Nel 2024 Johnston ha ammesso l’omicidio davanti alla corte del Queensland. Il giudice Peter Applegarth lo ha condannato all’ergastolo dopo aver stabilito che l’uomo aveva accoltellato più volte la moglie prima di darle fuoco all’interno della casa.

All’uscita dal tribunale, la sorella Danielle Carroll ha ringraziato il medico legale per aver deciso di esaminare con maggiore attenzione le circostanze che hanno preceduto la morte di Kelly.